Silent dinner

Silent dinner

Una delle caratteristiche che Camilleri ha dato al Commissario Montalbano è quella di tacere durante i suoi leggendari pranzi. Sia quando la cameriera Adelina gli prepara una semplice « pasta incasciata » sia quando il poliziotto si siede al tavolo della trattoria da lui preferita, da Enzo, dove consuma pasti di cui ci sembra di sentire il profumo, accompagnati spesso da generosi bicchieri di vino.

Il Commissario tace, tace per non rovinare il gusto al palato, tace per omaggiare lo chef, tace perché mangiare è una sorta di rito dal quale nessuna parola deve distoglierci, e ci sembra di vedere lo stesso Camilleri che si gusta le triglie in umido o il fritto di paranza allo stesso modo del suo personaggio.

Dalla assolata Sicilia e dalle pagine di un romanzo ci spostiamo rapidamente a New York, quella vera, fatta di sirene assordanti, grida, traffico, una delle megalopoli più rumorose della terra… Qui, in un piccolo ristorante a nord di Brooklyn di nome Eat, dove tutto è organico, cucinato sul momento e servito in modo assolutamente naturale, da qualche tempo, una volta al mese, viene servita una cena particolare: un «silent dinner» della durata di quattro portate, durante le quali né camerieri né clienti possono proferire motto. L’idea è venuta al proprietario dopo un soggiorno in India durante il quale assistette ad un pasto in un monastero, dove il cibo veniva consumato in perfetto silenzio (si si proprio come dovevamo fare nel refettorio delle suore !).

Il perfetto silenzio, pare, aiuti coloro che mangiano a concentrarsi solo sul cibo e sull’azione di cibarsi, e, secondo un ricerca effettuata in Australia, poiché i rumori distraggono la nostra capacità di gustare i cibi, ciò aiuterebbe ad apprezzare ogni più leggero sapore.

I silent dinners sono diventati subito un successo nel mondo anglosassone e il progetto è quello di esportarli un po’ ovunuqe.

Inoltre sono diventati parte integrante anche del progetto artistico di Honi Ryan, artista australiana che crea arte attraverso i media, realizza performances, sculture sociali e istallazioni. Interessata all’arte come modello di vita alternativo afferma che i “silent dinners”  « ci spingono a vivere l’attimo e offrono la possibilità di connettersi in uno  spazio reale che solitamente é mediato da parole e immagini, mettendo in evidenza le differenze culturali e rivelando una umanità di base ».

Ma questa nuova moda prenderà piede anche da noi, o meglio con noi italiani ?

Noi che della convivialità a tavola facciamo bandiera ? Certo comunuqe meglio che guardare il telegiornale a cena…

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3 risposte a "Silent dinner"

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  1. Non sapevo di questa iniziativa,che non mi sembra male….Pero’ , come si fa , dopo aver assaggiato qualcosa di squisito, a non scambiare il proprio parere con chi hai vicino?……..Mi sembra limitante , cioè non spontaneo….
    Bello il post, ad ogni modo!

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