Bull Mountain: saga di una famiglia violenta

Bull Mountain (NNE, 2017) è il libro di esordio di Brian Panowich, un ex musicista itinerante, oggi pompiere in Georgia. Il libro è un gioiello raro per il suo genere, un thriller-noir ad alto tasso di adrenalina, nel quale l’autore non solo riesce a descrivere scene terribili componendo un trama complessa, ma è capace anche di creare passaggi di grande bellezza, soprattutto nella descrizione della natura incontaminata dei luoghi in cui si svolge l’azione.

“Sul presto il cielo era un livido viola. Il coro caotico di rane e grilli stava cedendo il posto al canto degli uccelli e al brulichio degli insetti: un cambio di guardia nel bosco. In mattine tanto fredde, la nebbia che ammantava i viticci di kudzu sembrava una coperte di cotone, talmente fitta che non riuscivi a vederti i piedi mentre l’attraversavi”.

È in questo paesaggio primordiale che si svolge la vicenda della famiglia Burroughs, una schiatta di fuorilegge sanguinari che per generazioni si è arricchita con il commercio e la produzione dapprima di alcool, durante il protezionismo, poi della marjuana e infine delle metanfetamine, assecondando di volta in volta la richiesta del mercato.

Una famiglia di violenti senza scrupoli, legati non tanto al denaro o alla ricchezza ma piuttosto all’esercizio di un potere brutale sulla montagna, dalla quale si svincola solo un individuo della nuova generazione, Clayton Burroughs, che guadagnandosi il disprezzo dell’intera stirpe, pur ereditandone alcuni caratteri negativi (anche lui è un ubriacone impenitente), diventa sceriffo della contea. La convivenza con i parenti di Bull Mountain è difficile e l’equilibrio è precario, e sarà definitivamente spezzato dall’arrivo di un agente federale determinato a mettere la parola fine ai traffici illegali dei Burroughs. Ma da qui la vicenda si complica.

La struttura del libro è affascinante, ogni capitolo è impostato in una diversa linea temporale e focalizzato su un singolo personaggio, e nonostante la violenza sia una componente brutalmente presente, l’intero racconto segue una coreografia quasi si trattasse di un balletto.

L’autore ci porta pagina dopo pagina a chiederci se Clayton Burroughs sarà capace di spezzare questa eredità di violenza che è é’impronta caratteristica dell’intera famiglia.

Una curiosità della versione italiana è l’identità del traduttore. Infatti sul frontespizio si legge Nescio Nomen (in latino “io non conosco il nome”) perché la traduzione del testo è un’opera collettiva per cui gli “autori hanno scelto di non figurare con il proprio nome e non darsi uno pseudonimo.

Bull Mountain vi terrà inchiodati alla poltrona!

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