HATERS, istruzioni per l’uso…

Il fenomeno non è nuovo. Ma la “rete” lo ha ingigantito, lo ha reso planetario. Il triste spettacolo degli “haters”, gli odiatori (già il termine è odioso) di professione si è amplificato al punto che su tutti i “social” di cui ci nutriamo quotidianamente sono presenti con commenti di una violenza inaudita, senza alcuna vergogna e spesso senza aver compreso nulla di ciò di cui si discute. Nessuno si salva. Destra, sinistra, personaggio pubblico o anonimo poveraccio, bianco, nero, giallo… non c’é scampo. Chiunque sia presente sul web prima o poi incappa in qualcuno di questi personaggi, che invece di utilizzare i social come una finestra sul mondo, un modo per avere sotto mano un numero incredibile di dati e idee – ebbene sì, anche differenti dalle nostre -, si diletta ad alimentare un circolo di odio dal quale non si scappa, fine a se stesso e assolutamente sterile. Tanta è la tracotanza, che alcuni di loro utilizzano il proprio nome e cognome in virtù di una presunta e mal interpretata “libertà” di espressione. Gli amministratori dei social si guardano bene dal risolvere il problema, si diverebbe inevitabilmente impopolari impedendo l’accesso a questi professionisti dell’odio, che bellamente accanto alle foto dei gattini e dei cuccioli, postano brutture di ogni genere.

Se dalle “fake news”, fenomeno strettamente collegato a quello di cui si parla, un modo per difendersi è nato utilizzando il wikibombing come ci si può difendere da quello che gli anglosassoni hanno definito “shitstorm” (termine chiarissimo che non ha bisogno di traduzione)?

Ritorniamo un attimo al wikibombing. In sostanza si tratta di commentare un post che appare decisamente cretino o fuori luogo, con un copia e incolla tratto da Wikipedia, su un evento storico, un personaggio famoso, o postare una ricetta, una formula matematica, una filastrocca per combattere in modo innocuo contro le “non notizie”.

Prendendo spunto da questo modo di agire contro le “fake news”, l’unico modo di comportarsi, contro i commenti al cianuro, a mio avviso, è “mettere i fiori nei cannoni” degli haters. È inutile cioè rispondere per le rime con argomentazioni e ragionamenti, purtroppo contro la stupidità umana non si vince. Ma si può dare una lezione di civiltà scegliendo di postare pagine di letteratura, poesie, pensieri filosofici, per spiazzare queste persone, per rompere le catene di odio. Continuare e continuare fino a che non si sfiniscono, e non si arrendano, nella certezza che la buona lettura possa servire a noi che la postiamo e a loro, che cercheranno di decifrarla.

Ribelliamoci al nulla che avanza, combattiamo con un sorriso e con le armi dell’ironia e della gentilezza… chissà che non cambi qualcosa!

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