Un tempo, forse per consolarsi, si diceva che la bellezza sta negli occhi di chi la guarda. Oggi sembra proprio che le cose non stiano più così.
Nella società dell’apparire piuttosto che dell’essere “la Bellezza” è una categoria universale. Ecco ad esempio, perché i commessi della catena di negozi di una nota marca americana sembrano usciti dalle pagine patinate di Vogue oppure un famoso bar parigino fa accomodare i clienti meno attraenti nei tavoli lontani dalle vetrine.
L’economista americano Daniel Hamermesh ha addirittura scritto un saggio intitolato La bellezza paga, in cui enumera tutti i vantaggi dell’avere un aspetto piacevole. Fra gli altri benefici i “belli”, negli Stati Uniti, ottengono degli indubbi vantaggi economici vengono, insomma, pagati di più. Questo modo di vedere le cose ha, nei paesi anglosassoni, anche un nome: lookism. Avere un bell’aspetto dunque è la chiave del successo. Cosa rimane a noi che non siamo proprio bellissimi? Beh, i “movimenti di contrasto” (anti-lookism) che rivendicano i diritti dei “bruttini”, sebbene uno studio suggerisca che in realtà proprio nessuno ha apertamente il coraggio di affrontare le discriminazioni subite a causa del poco attraente aspetto fisico, insomma nessuno si vuole auto proclamare brutto…
Messaggi di speranza per i brutti non se ne intravedono, almeno a breve. Persino il Dalai Lama ha affermato in una recente intervista (e non scherzava) che considera possibile che in futuro sia una donna a prendere il suo posto, solo a patto però che sia “estremamente attraente”!
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Poses
È il desiderio di provocare qualche reazione, di innescare un processo di critica sociale o semplicemente di generare fastidio nei “benpensanti” che spinge Yolanda Dominguez, giovane artista Spagnola, a ideare e sviluppare progetti artistici in cui lo spettatore è libero di mostrare che posizione adottare rispetto all’opera.
Le tematiche che l’artista affronta, che siano esse espresse in filmati, fotografie o installazioni, sono quelle “calde” della società contemporanea sarcasticamente e ironicamente distorte per il gusto di suscitare un dibattito e un confronto.
Nelle sue performance protagonista assoluto diventa il pubblico al quale la Dominguez strappa di volta in volta un sorriso, un moto di stizza, un commento indignato.
Particolarmente interessante fra le opere di questa singolare artista è il filmato Poses in cui con gusto e ironia affronta l’ossessione esercitata sull’universo femminile dalla bellezza, dall’apparenza e da tutto ciò che si sacrifica in nome di un ideale irraggiungibile, ossessione promossa da brand che propongono una nuova personalità “su misura” a chi personalità non ha.
La Dominguez vuole dimostrare che quella “bellezza” artefatta di cui si riempiono le pagine patinate delle riviste di moda è un “valore femminile” distorto, che troppo spesso viene posto in primo piano rispetto ai veri valori di cui siamo portatrici. Ecco allora che in Poses donne normalissime si sostituiscono alle modelle filiformi assumendone le pose fotografiche, rifiutando la visione di una donna “spalmata, sottomessa, ritorta, inferma, anoressica” (come la stessa autrice ha affermato) e creando un’esilarante carrellata di personaggi reali che scimmiottano le beauty fashion quasi a voler affermare: io sono molto più del paio di scarpe che indosso o della borsa che porto!
Una mostra personale sarà a Milano fino al 15 di novembre al Rojo Artspace http://www.kalpany.com