Il Museo parla al pubblico era il titolo di un famoso convegno che si tenne nel 1989, a Bologna, dove si metteva in evidenza la necessità per i musei italiani di trovare modalità di accoglienza dei visitatori più adatte a soddisfare la loro sete di conoscenza e contatto con le opere.
Non sempre, però, ciò si avvera. E’ il caso di un amico francese che, lo scorso aprile, ha cercato di mettersi in contatto con il Museo del Bargello di Firenze per compiere una sua ricerca su un’opera ospitata nel museo: una lastra del reliquario d’Auzon. Tutto il suo entusiasmo però non ha trovato riscontro. L’amico, infatti, appassionato d’arte e turista intelligente, si era preparato con grande cura il viaggio, anche perché si trattava di passare un’intera settimana a Firenze unendo la ricerca al piacere di visitare una delle città più belle del nostro paese. Oltre a tutto lui discende dalla famiglia a cui è appartenuta l’opera e quindi aveva anche un motivo personalissimo per vederla. Così ha scritto, in anticipo, una lettera al museo ( che si è fatto tradurre in italiano per essere certo di essere capito). Ma non ha ricevuto nessuna risposta. Perciò quando è andato a Firenze si è presentato al museo e con la lettera, spiegando la faccenda e chiedendo di poter parlare con qualche responsabile. Purtroppo l’usciere, dopo averlo fatto accomodare, gli ha detto che ciò non era possibile perché nessuno aveva tempo per riceverlo.
È finita così. Lui non si è lamentato, quando poi me lo ha raccontato: era comunque sollevato perché ha trovato da solo l’opera dentro il museo e ha potuto vederla. Ma io che abito all’estero e sono più sensibile nei confronti delle esperienze di stranieri nel mio paese (e ancor più mi piace sentire storie edificanti sul mio paese, quando ve ne sono) mi sono dispiaciuta per lui, perché in quel caso il Museo si è fatto trovare sordo alle richieste educate di un visitatore.
