Napoli bella e dannata

ViperaIn attesa che la mi scrittrice “noir” preferita, Fred Vargas, pubblichi un nuovo titolo, sono andata alla ricerca di un valido sostituto per saziare la fame estiva di crime stories.

Dallo scaffale del libraio un titolo ha richiamato la mia attenzione immediatamente, ancora prima di vedere la fascetta che lo dava come uno dei finalisti del premio Bancarella: Vipera di Maurizio de Giovanni.

Possiamo definire questo romanzo giallo partenopeo, ambientato in una Napoli particolare, che vive gli anni del regime. Siamo infatti nel 1932 e la città che descrive l’autore è quella del periodo fascista in cui il perbenismo borghese di una parte della città nasconde le mille voci dei vicoli che nonostante tutto risuonano ad ogni passo.

Il protagonista è il commissario Ricciardi, e la vicenda si dipana durante i giorni precedenti la Pasqua. Ma la reale protagonista del volume è la città stessa con il suo ventre molle nel quale si confondono ricchezza e povertà, orgoglio e miserie.

In una Napoli tumultuosa che rimane sospesa in attesa dei riti della Pasqua, in cui antiche tradizioni, come quella della pastiera (il dolce della Pasqua per eccellenza) o dell’uccisione del “capretto” per il pranzo della domenica di festa, si intrecciano con le nuove ideologie e fanatismi del Fascio, il commissario Ricciardi deve districare un complesso caso di omicidio avvenuto al “paradiso”, la casa di tolleranza più famosa della città. Qui, infatti, è stata uccisa Vipera, bella e sensuale prostituta, la cui vita verrà scandagliata per capire l’identità dell’assassino. Fra una sfogliatella con caffè al “Caffè Gambrinus” e un colloquio con il dott. Modo, medico legale e fiero antifascista, il commissario darà prova di arguzia e intuito, aiutato dal “dono” maledetto di cui è silenzioso portatore. Egli infatti riesce a vedere gli ultimi istanti di vita dei morti, fantasmi che incontra ad ogni angolo di strada, ad ogni passo, in ogni vico, che lasciano nel nostro mondo una scia di dolore, che solo il commissario è in grado di vedere.

Strano personaggio quello inventato da de Giovanni, al quale ci si affeziona proprio a causa di quel dolore universale che con umiltà fa suo, ma che allo stesso tempo gli impedisce di vivere una vita di relazioni normali.

Poiché sono una lettrice seriale ho continuato a leggere i romanzi del commissario Ricciardi, trovandoli tutti molto piacevoli. Un plauso alla scrittura di de Giovanni: ottima, cristallina, precisa, attenta, mai ridondante. Una piacevole sorpresa la sua capacità di descrivere i personaggi e le situazioni. Napoli… bellissima!

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