A good bottle of wine?

greenbottleChe cosa pensereste se al ristorante invece di stappare davanti ai vostri occhi una costosa bottiglia di vino il cui colore rosso intenso si intuisce attraverso il bel vetro pesante e scuro, vi aprissero una bottiglia di cartone?

Attenzione non sto parlando del tetra pack (quello del vinello e delle confezioni del latte), e nemmeno di una bottiglia di plastica, ma di una vera e propria bottiglia di cartone rivestita all’interno con un sottilissimo film di plastica le cui sembianze ricopiano quella classica.

La GreenBottle, questo il nome del prodotto e del produttore, è stata introdotta in UK dal gennaio del 2012 ed ha incontrato il favore di moltissimi consumatori. Essa campeggia sugli scaffali dei supermercati inglesi per un gran numero di prodotti liquidi (non me ne vogliano gli enofili se considero, in questo contesto, il vino un “prodotto liquido” alla stregua dell’ammorbidente!). Essa ha innegabili qualità che se gettano nello sconforto bevitori e produttori, rendono felicissimi gli ambientalisti.

La GreenBottle ha, infatti, degli indubbi benefici: un eccellente visibilità unita alla piacevolezza tattile;  è riciclabile, facilmente compostabile o biodegradabile (nel giro di 55 giorni di degrada); è fabbricata con materiale riciclato; il footprint (il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle) del Carbonio è infinitamente minore che per un prodotto uguale in plastica; utilizza un terzo della plastica utilizzata per gli altri contenitori simili; infine è decisamente preferita dai consumatori; pesa 55 grammi contro i 500 della bottiglia in vetro, cosa che abbatterebbe anche i costi di soedizione.

Ma senza arrivare alla bottiglia in cartone, nel mondo dell’enologia il rispetto per l’ambiente si sta facendo decisamente importante. Ad esempio un’altra introduzione che potrebbe limitare il consumo di tappi di sughero e il conseguente disboscamento della pianta di sughero, è quella di utilizzare “tappi di vetro”, sfruttando un ‘idea di un medico tedesco, viticoltore per hobby, il quale rifacendosi ai tappi utilizzati nelle antiche farmacie ha adottato efficacemente questo sistema, oggi prodotto su vasta scala da una multinazionale tedesca.

Insomma, dopo le bottiglie di champagne e spumante alleggerite (da 900 a 835 grammi), produzioni ecocompatibili di uva da vino, il regime biologico adottato da molti produttori, è giunta l’ora della bottiglia di cartone.

Tuttavia si sono alzate molte voci che criticano l’introduzione di questo prodotto per il vino. Adam Lechmere, enologo inglese, si è detto perplesso da questa scelta, sottolineando “come il rapporto col vino riguardi sentimenti arcani e  prescinda dalla coscienza ecologica”. E allo stesso modo si mostra scettico Roberto Perrone che sul Corriere della Sera afferma che di certo la novità “aiuterà l’ecosistema ma non le cene romantiche”.

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