Passioni private: l’amore per l’arte contemporanea

Giulio Paolini
Giulio Paolini

L’arte contemporanea può divenire il filo conduttore dell’esistenza di molti appassionati. Questo afferma Anna Martin –Fugier nel suo libro  Collectionneurs, che cerca di ricostruire l’universo interiore dei collezionisti d’arte contemporanea, attraverso la vita di quattordici collezionisti francesi. La selezione,  afferma nella  prefazione, è rivolta non all’ultima generazione di collezionisti, nati sull’onda della moda dell’arte e dell’interesse economico, ma è incentrata quella generazione operativa attorno agli anni Settanta del secolo scorso, quando comprare arte contemporanea era ancora cosa di pochi, un’avventura tutta in salita e tutta da conquistare, senza l’aiuto di specialisti e simili.

Questo persone consideravano collezionare non un mero diletto o un semplice svago, ma  un’attività che richiede curiosità, lavoro e costanza. Non si perdevano una mostra o una lettura, si informavano, incontravano i galleristi e gli artisti; facevano tutto ciò che era necessario per forgiare il proprio gusto.  Una generazione di collezionisti che si caratterizza anche per essersi impegnata sia nel mondo dell’arte privata che in quella pubblica: chi attraverso le fondazioni, chi con la costituzione di premi per giovani artisti, chi con incarichi in istituzioni pubbliche per promuovere l’arte contemporanea.  Molti di quelli che troverete nel libro non erano particolarmente ricchi e molto spesso pagavano le loro opere a rate; i soldi, per loro, erano un mezzo importante ma mai il fine, non pensavano all’arte come speculazione.  Ogni collezionista era diverso, molti preferivano al termine collezionista quello di amatore d’arte. Tanti erano anche ben consapevoli di imporre le proprie manie le proprie follie ai figli, ma allo stesso tempo il desiderio di acquistare le opere d’arte era divenuto il motore della loro esistenza e quel motore travolgeva tutto e tutti.

Nel libro potrete trovare le ragioni dei collezionisti, cosa li spingeva a scegliere un’opera, se erano degli accumulatori orgiastici o dei selezionatori, qual era il rapporto con gli artisti e i galleristi o anche con altri collezionisti.

Alla fine se ne può trarre una specie di costante del collezionista: è una persona che insegue un desiderio; la pulsione di acquistare, dice Martin Fugier, è simile a un impulso sensuale, erotico: una vota acceso non si spenge più.

Anne Martin-Fugier, Collectionneurs, ActeSud, 2012

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