Il rompicapo dei libri misteriosi

Schermata 2013-11-05 alle 09.26.43Se si ha il tempo e la voglia di scavare nelle stranezze umane si riescono a trovare veri e propri tesori nascosti o dimenticati, perché di difficile interpretazione o semplicemente perché considerati «cose da professionisti».

È il caso questo di un paio di manoscritti che fin dalla loro comparsa pongono non pochi  problemi di interpretazione, anzi di più, sono un vero e proprio rompicapo.

Uno è di epoca moderna ed é il cosiddetto Codex Seraphinianus, l’altro invece è stato datato attraverso il Carbonio14 intorno al 1400 ed é conosciuto come il Manoscritto Voynich.

Schermata 2013-11-05 alle 09.24.31Il primo è un’opera d’arte, è stato realizzato dall’artista italiano Luigi Serafini fra il 1974 e il 1976 ed è una raccolta di più di mille tavole disegnate, commentate dallo stesso autore in una grafia incomprensibile ed indecifrabile. Pubblicato per la prima volta da Franco Maria Ricci il quale in una « lettera dell’editore al lettore » affermava: « È evidente che il Codex Seraphinianus appartiene a quella famiglia di imprese e miraggi di cui fanno parte la Naturalis Historia di Plinio il De Rerum Natura di Lucrezio lo Speculum maius di Vincenzo Beauvais sino all’Encyclopedie di Diderot e d’Alembert… il lettore avrà forse l’impressione di ascoltare la musica senza parole del Sapere. Nelle planche del Codex Seraphinianus si rispecchiano una scienza e un mondo insieme simili e dissimili dai nostri, come voci di una stessa declinazione » e Alessandro Riva nell’introduzione al volume aggiunge « La forza segreta di alcune invenzioni sta nella loro capacità di persistenza nella nostra memoria profonda, anche contro la nostra volontà e indipendentemente dal trascorrere degli anni… quasi che di esse non si potesse mai aver ragione del tutto, come di una forza che ci attrae proprio in virtù della sua capacità di sottrarcisi, di sfuggirci costantemente, sorprendendoci, ogni volta con nuove invenzioni, nuovi trucchi o nuovi inaspettati scherzi linguistici… ». questo è l’indecifrabile Codex Seraphinianus, una visionaria raccolta dell’impossibile fatta di disegni e colori vivissimi e commenti che l’autore è lungi dal voler rivelare (ma in questo sta parte della sua bellezza).

Al Codex vogliamo accostare il Manoscritto Voynich, altro rompicapo.

Manoscritto Voynich

Che si tratti di un falso (per altro di eccezionale fattura) o meno è impossibile definirlo. È un volumetto di dimensioni modeste di 102 pagine in pergamena, rilegate e  colme di illustrazioni ad acquerello, in cui a simboli misteriosi si alternano disegni di piante e animali sconosciuti, mappe di un cielo che non sembra essere quello visibile dalla terra e donne nude intente in arcane attività.

Apparve per la prima volta a Praga nel 1600, acquistato da Rodolfo II di Absburgo, sedicente alchimista, da un esoterista inglese John Dee il quale per altro fu l’inventore di una lingua, L’Enochiano, con la quale, sosteneva di parlare con l’aldilà. Conosciuto in seguito come Manoscritto Voynich, dal nome del bibliofilo ed antiquario inglese di origini polacche Wilfred Voynich che lo ritrovò nella biblioteca dei Gesuiti di Villa Mondragone a Frascati.

Studiato e ristudiato da linguisti, paleografi, crittografi, filologi, botanici e biologi nessuno fino ad ora è venuto a capo del mistero che sottende. Questo ha dato adito a fantasiose interpretazioni e conclusioni fantastiche, ma la verità è che allo stato attuale delle conoscenze esso continua a rappresentare un rompicapo per gli studiosi.

Mentre se  il manoscritto di Serafini si può leggere alla luce del desiderio dell’artista di realizzare una “poesia” visiva, ponendosi nella scia di altri artisti che all’inizio degli anni sessanta diedero vita ad un prolifico dibattito fra cultura e comunicazione, il secondo manoscritto nella sua perfetta incoerenza è ancora incomprensibile.

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