Chiacchiere del lunedì

Delphine Boël, The Golden Rule blabla
Delphine Boël, The Golden Rule blabla

È bene mettersi in mostra? Ognuno ha una sua opinione. A volte lo si fa per il desiderio di distinguersi, ma altre invece può scaturire dal voler far parte di un gruppo di persone che si riconoscono in qualcosa che sta loro a cuore. È infatti ormai sempre più frequente che si scelga di mettersi in mostra per partecipare e per esprimere un’opinione. Si sceglie un capo di abbigliamento o un gesto che spinge gli altri che ci guardano a ricordare un accadimento. In tal modo  troviamo la strada per mostrare la nostra solidarietà.  Ricordo la direttrice del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato quando negli anni Novanta dedicò una giornata al museo per i malati di Aids: tutti indossavano la fascetta rossa e gli artisti offrirono per l’evento una bellissima mostra. Fu la prima volta che mettevo un simbolo sul maglione per esprimere un’idea.

Il 25 novembre sarà la giornata internazionale contro la violenza delle donne. Quel giorno decidere di indossare un paio di scarpe rosse vorrà significare che si vuole sapere, ricordare e portare alla luce tanti drammi e violenze sulle donne passate e presenti.

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Alessandra Borsetti Venier, Scarpe rosse, 2013

L’arte ancora una volta verrà incontro alle storie e in tutto il mondo si vedranno opere. A Bolzano ad esempio quel giorno si vedrano installazioni e performance dell’artista Alessandra Borsetti Venier che per l’occasione ha raccolto 400 paia di scarpe dipinte di rosso, tante quante le donne uccise in Italia nel 2013. Durante la performance l’artista con una spazzola di ferro gratterà via la vernice rossa. Mentre a Genova  ci saranno altre installazioni, video e dal 22-25 novembre ogni persona è invitata a portare presso il Palazzo ducale un paio di scarpe rosse da donna per l’installazione “Zapatos Rojos” opera dell’artista messicana Elina Chauvet.

A proposito, poi, del riconoscersi in una causa, attraverso segni esteriori, oltre alle scarpe rosse della lotta contro la violenza sulle donne, vorrei ricordare una bizzarra pratica che un po’ in tutto il mondo, ma soprattutto nei paesi anglosassoni, viene abbracciata dalla popolazione maschile durante il mese di novembre. Questa usanza, che mi è stata segnalata dai miei figli, viene denominata Movember e durante i trenta giorni del mese si lasciano crescere barbe e baffi, questo per sensibilizzare l’opinione pubblica ai tumori tipicamente maschili quali il cancro alla prostata e ai testicoli.

Sul sito uk.movember.com, che spiega la genesi e gli argomenti a favore di questo strano gesto di solidarietà si leggono, con humor tipicamente inglese, le ragioni per cui giovani e meno giovani si lasciano crescere barbe e baffi: “People take part in Movember for many different reasons; to grow a sweet Mo, to compete with mates, to try something new, to celebrate the moustache, to support someone close to them suffering with cancer“. 

Tutto chiaro no?

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2 risposte a "Chiacchiere del lunedì"

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  1. ho letto il tuo commento sul mettersi in mostra oppure no.
    Spesso e’ una questione di carattere,spesso dipende dal tipo di lavoro che fai ,nel senso che se vuoi che venga conosciuto il tuo operato,lo devi far sapere…Per me la cosa e’ contrastante per il semplice fatto che mi riconosco come una persona creativa,a parte la modestia.
    Ora, i creativi hanno bisogno di creare,credimi,e’ un bisogno fisico e psichico.
    Poi quando hanno creato,e di solito c’e’ un motivo per cui fanno o creano un qualcosa,sorge il problema della presentazione agli altri.
    La maggior parte delle volte passi per quella che vuole mettersi i mostra in tutti i modi,in ogni occasione,quella che fa il regalo o il solo pacchetto piu’ particolare.
    Li’ per li’ l’idea ti viene subito,in quattro e quattrotto la metti in arme e poi…poi comincia il dilemma,almeno per me,di far finta di niente,vorresti tornare indietro ,non aver fatto niente oppure non esserci.
    Hai pensato,come ti ripeto,ad una necessita’ fisica?
    Mi e’ accaduto,quando ero piu’ giovane,con una mia giovanissima cognata che cercava,ripeto,cercava ,di fare dei dolci,spesso senza seguire la ricetta.
    Ecco solo ora mi rendo conto di come sia passata ai suoi occhi,sono passata per la saputella,che andava li’ e spiegava come si doveva operare.Mentre tutto per me era scontato,il fare ,il disfare…
    Molti anni mi ci sono voluti per mordermi le labbra e lasciare che gli altri facessero senza una mia presenza…manuale…

    questa era una questione personale

    per le altre cose che hai scritto ,sono pienamente d’accordo,in modo particolare,in questo momento per le scarpe rosse.
    Mi piacerebbe che quest’idea si sviluppasse e diventasse piu’ generale.
    Proviamo?

    1. Che ridere Virginia, la ricetta l’avevo ma facevo di testa mia.
      Comunque non mi sei mai sembrata saputella, io ero sempre la più giovane e quelli più grandi di me li vedevo come guide….
      Quasi quasi le scarpe rosse invece di comprarmele me le dipingo…
      Un bacio
      ste

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