La grande bellezza

La-Grande-Bellezza-la-critiqueÈ di ieri la notizia, che ci rende assolutamente orgogliosi, che l’ultimo film di Paolo Sorrentino, La grande bellezza, si è guadagnato il Golden Globe come miglior film straniero battendo la Palma d’oro a Cannes La vita di Adèle, l’iraniano Il passato, il danese The hunt, il giapponese di Miyazaki The wind rises.

Questa vittoria è il riconoscimento della vitalità del cinema italiano e spiana a Sorrentino la corsa verso l’Oscar (di cui gli auguriamo la vittoria non solo per questo suo ultimo sforzo, ma per l’intera sua filmografia).

Ho amato e odiato questa pellicola, recitata in modo supremo da un Tony Servillo in grande forma, attorniato da attori (Verdone e Ferilli per citarne due) eccezionali che, ognuno a proprio modo, hanno contribuito a creare un puzzle di situazioni e personaggi per lo più surreali.

Ero convinta che il film sarebbe piaciuto incredibilmente agli stranieri. Troppe, infatti, erano le atmosfere Felliniane e che si riferivano alla tradizione cinematografica classica italiana per lasciare indifferente la stampa, soprattutto anglosassone. Il Guardian inglese, in un articolo del settembre 2013 usava queste parole per introdurlo al suo pubblico: “Si tratta di un vero e proprio sovraccarico sensuale di ricchezza, stranezze e tristezza. Un film che sembra a volte dover svanire in un languore dissoluto, assaporando la propria noia come un tartufo. Ma più spesso da spazio al divertimento di una classe di ricchi uomini di mezza età, edonisti che sono capaci di farsi coinvolgere più dei giovani”.

Su tutto una Roma di una bellezza tragica, catturata dalla maestria del direttore della fotografia Luca Bigazzi, già con Sorrentino in altri capolavori quali, This must be tha place e Il Divo.

Ma, perché c’è un ma in tutto ciò, a noi italiani, forse il film lascia l’amaro in bocca. Si, perché la grande bellezza va a braccetto con una grande tristezza. Grande tristezza che ci trasmette l’occhio senza reticenze del regista, il quale mostra una Roma decadente, frivola, vuota di morale e di decenza. Una Roma dei palazzi del potere in cui tutto e tutti ammiccano e fingono, i cui tutto è permesso, in cui tutti appaiono ma non sono.

Il film è metafora del recente passato, è vero, ma ci auguriamo un riscatto nel prossimo futuro!

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3 risposte a "La grande bellezza"

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  1. L’ho visto in cassetta, e ho pensato subito quello che dite voi…
    Ero un po’ sconcertata , un po’ triste , ma anche estasiata per le vedute di Roma….
    E ho capito che agli stranieri sarebbe piaciuto !
    Ciao, grazie

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