Liberarsi del superfluo per ricominciare a vedere il mondo

disordine“Tutta roba di Mazzarò. Pareva che fosse di Mazzarò perfino il sole che tramontava, e le cicale che ronzavano, e gli uccelli che andavano a rannicchiarsi col volo breve dietro le zolle, e il sibilo dell’assiolo nel bosco. Pareva che Mazzarò fosse disteso tutto grande per quanto era grande la terra, e che gli si camminasse sulla pancia”. (Giovanni Verga, La roba, da Novelle rusticane)

Mai avuta la sensazione, entrando in casa vostra, che verrete prima o poi divorati dagli oggetti? Questa percezione si acuisce nel momento in cui si mette piede nelle stanze dei figli, in cui “la roba” sembra pronta a saltarvi addosso senza pietà… “La roba”…tutti noi, chi più chi meno, siamo diventati accumulatori seriali di “roba” e immersi nel meccanismo infernale della società dei consumi non ce ne saziamo mai. Le nostre case sono diventate depositi, non riusciamo a liberarci del superfluo che ci tiene prigionieri (a volte si tratta di una vera e propria patologia chiamata disposofobia).

La proposta allora è quella di diventare “minimalisti” e per raggiungere questo obiettivo dagli Stati Uniti giungono due tecniche: il de-cluttering e lo space-clearing, interconnesse e dipendenti l’una dall’altra. La prima significa letteralmente cancellare il disordine, liberarsi dal caos che ci circonda rispetto agli oggetti. Una volta terminata la prima missione ci si può dedicare alla seconda che è quella invece di riorganizzare attraverso gli spazi fisici anche gli spazi mentali.

Liberandosi, attraverso varie tecniche della “roba”, in eccesso, facendo largo agli “spazi puliti” fisici, anche la parte più profonda di noi riceverà un forte messaggio per dare aria al nostro mondo interiore, per posizionare il suo superfluo in un luogo della nostra mente che non ci disturbi.

Gli esperti consigliano di attuare questo programma per gradi, facendo liste degli oggetti che abbiamo in casa e che non usiamo da almeno sei mesi. Consigliano di liberarsi subito di queste cose senza ripensamenti ma non di portarle in discarica, ciò che è divenuto inutile per noi può tornare utile ad altri, e allora via con lo scambio, il regalo o al limite la vendita.

Quando farlo? Subito dopo un cambiamento importante, che si tratti di un successo o un insuccesso.

Il risultato di questo processo, che non deve essere devastante o troppo rapido, al quale dobbiamo arrivare piano piano, sarà quello di riconoscere i propri spazi vitali, perché non è la roba che fa la casa ma sono gli affetti, non è la “roba” che da significato alla nostra esistenza ma sono le piccole abitudini, la musica preferita il guardare fuori dalla finestra apprezzando ciò che vediamo. Insomma non si tratta di vivere da asceti ma di recuperare i veri significati delle nostre esistenze.

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