Non ci resta che piangere…

Massimo TroisiIl 4 giugno di vent’anni fa si spegneva Massimo Troisi, uno degli attori più cari al pubblico italiano. E non ho detto comico, perché, sebbene gran parte della sua arte fosse dedicata alla comicità, Trosi fu un attore a tutto tondo che avrebbe regalato tante altre emozioni se non fosse stato stroncato da un’infarto che ha fatto smettere di battere il suo affaticato cuore partenopeo.

È stato definito «malinconico genio comico», l’ultima «maschera napoletana», con quel sorriso triste e quel suo modo di parlare a spezzi e bocconi, «un’afasia espressiva, la sua, a far capire che con questa lingua della napoletanità non ci sono più cose nuove da dire, dunque non più parole ma solo gesti e allusioni a una lingua che c’è stata e forse non c’è più, e che tuttavia è sempre sottintesa, protettiva e operante, perché resta l’unico punto di riferimento, l’unico appiglio di una sempre più incerta identità» (Raffaele La Capria).

Diceva di se stesso: «Eccomi qui, io sono sua maestà il Napoletano normale. Nessuno se lo aspettava un napoletano timido, che parla sottovoce. Forse per questo faccio ridere».

I suoi inizi nel gruppo della Smorfia, insieme a Lello Arena ed Enzo Decaro, lo portano a mescolare sapientemente cabaret, con teatro tradizionale napoletano, con note surrealistiche, capovolgendo il normale corso delle cose e creando un teatro in cui gli stereotipi verbali e comunicatvi sono messi in ridicolo.

Ma è al cinema che Troisi trova la sua vera dimensione. Attore, regista, autore , tutto nell’arte cinematografica era alla sua portata.

Sono rimasti i film diretti e interpretati da lui, capolavori in cui la sua comicità, il suo essere e mostrarsi macchietta napoletana, si mescolava con una umanità e una malinconia di fondo: Ricomincio da tre (1981), Scusate il ritardo (1983), Non ci resta che piangere (1984), Le vie del Signore sono finite (1987), Pensavo fosse amore, invece era un calesse (1991).

Film drammatici in cui fu chiamato ad essere protagonista Splendor (1988) di Ettore Scola e Che ora è? (1989) sempre di Ettore Scola, che gli valse insieme a Marcello Mastroianni la Coppa Volpi al Festival di Venezia, e Il Postino (1994).

Proprio al termine delle riprese di quest’ultima pellicola Troisi ebbe l’infarto che se lo portò via. Era in attesa di un nuovo cuore che doveva rimpiazzare quello malandato che possedeva. Al regista del Postino, Michael Radford, aveva confessato qualche giorno prima : «Sai, io non voglio realmente un nuovo cuore. E sai perché ? Perché il cuore è il centro delle emozioni e l’attore è un uomo di emozioni. Chissà che tipo di attore potrò essere con il cuore di qualcun altro che batte dentro di me?». Purtroppo non riusci a scoprirlo.

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