Gattopardi italiani

Il Gattopardo
tratto dal film  Il Gattopardo di Luchino Visconti

Un noto giornalista ci parla in questi giorni dei “gattopardi italiani”, trasformisti politici che sanno riciclarsi in ogni dove e che sembrano essere l’unico vero tratto comune a troppe figure pubbliche del nostro paese. Il giornlista ha scritto un libro su questo e ha anche un programma televisivo. Io, seguendo una sua intervista, mi sono sovvenuta del romanzo da cui lui ha preso la definizione di gattopardo: l’omonimo capolavoro di Tomasi di Lampedusa. L’avevo letto da giovane, spinta dalla scuola, ma adesso ho deciso di ripercorrerlo per curiosità.imagesCAD2HUGK

Sapevo che il gattopardo del romanzo è figura ben più complessa della definizione entrata in uso nel nostro linguaggio, ma non ricordavo quanto articolato e bello fosse il libro. Oggi, rileggendolo, mi sono trovata di fronte un’opera di arte ambientale, dove i protagonsiti sono perfettamente inseriti nell’ambiente e con esso interagiscono per arrivare a farne talmente parte. Non si tratta solo della capacità descrittiva di questo autore geniale, che visse in modo ritirato e forse anche fuori dal suo tempo. No, si tratta del suo descrivere mondi che si intrecciano e che si scambiano figure e storie: quello della nobiltà siciliana e quello della borghesia emergente (da affari e maneggi non sempre limpidi); la chiesa e il suo rapporto con tutti e due (incarnata dal gesuita padre Pirrone); il mondo della politica nuova, piena di promesse, ma già vecchia; il mondo del regime borbonico ormai decrepito e quello – appena sfiorato – dei contadini più poveri; gli stranieri che si affacciano curiosi su una Sicilia dalla bellezza tragica ed estrema.

Quando Tancredi e Angelica amoreggiano nelle stanze dello sconfinata residenza di campagna, sono parte di un ambiente che vive con loro e financo dentro di loro. Quando il Principe di Salina accusa la stanchezza esistenziale che lo attanaglia dopo il celbere (anche per il film di Visconti) ballo, egli è perfettamente parte delle consunte decorazioni dei soffitti e delle porte del palazzo che in quel momento lo ospita. E il principe, quando parla col delegato piemontese del desiderio d’oblio dei sicilani, non lo fa forse alla finestra, con la conca di palermo sotto gli occhi?

Certo vi è anche una lettura amara della società di allora, così vicina alla nostra quando si parla di arrivisti e approfittatori (Sedara non è una figura tristemente universale?). Il romanzo in questo sembra essere attuale. Ma alla fine più di ogni altra si ama la figura del suo protagonista, Fabrizio, principe di Salina. E  non perché rappresenti qualcosa che ci riporta al nostro tempo, ma perché è l’unico, fra tutti, ad avere coscienzza di sé e delle vere conseguenze del cambiamento in atto. E lo accetta con serenità, gestendo ciò che può gestire (come il fidanzamento di Tancredi) per salvare il salvabile. Non si illude Fabrizio: ha una mente scientifica, ragiona in modo razionale. Attende la fine del suo tempo perché sa che altro non può fare, per sua condizione e per la natura delle cose. Il suo aver uso di mondo è una magnifica commedia, alla quale egli si dedica perché sa che le forme rendono la fatica della vita appena più sopportabile.

L’arte, anche quella del romanzo, ci porta sempre su piani più alti del trito contingente. Peccato che il titolo di questo capolavoro sia usato per descrivere i viziacci dei nostri politici.

 

 

 

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3 Comments

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  1. Interessantissima disquisizione su questo capolavoro che , forse perché inserito nei programmi scolastici, oggi viene appena tollerato e non gustato e apprezzato.
    Anch’io l’ho riletto da poco e mi e’ ripiaciuto tantissimo, comunque grazie per questo approfondimento!

  2. ladani lapinza 19 giugno 2014 — 08:57

    Sapete che faccio??? mi rileggo, questa volta interamente, “Il Gattopardo”….Grazie!!!!

  3. Forse semplicemente bisogna avere un po’ più di “esperienza” per apprezzare tutti i livelli di lettura del Gattopardo, probabilmente è questa la ragione per cui nell’adolescenza il libro lascia abbastanza indifferenti (un’altra noiosa lettura). Mi chiedo se lo stesso vale per altri grandi capolavori della letteratura, mi riferisco in special modo ai Promessi sposi del Manzoni… Quando troverò la “forza” proverò a rileggerlo, magari avrò delle sorprese!

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