Timbuktu

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Timbuktu! Chi non conosce questo nome fra noi italiani? Era sinonimo di luogo lontanissimo (lo ricordate il cattivo Edgar, che veniva spedito dagli Aristogatti e dai loro amici in quella città?) o di culture lontane e raffinatissime. Si vociferava delle sue biblioteche e dei suoi edifici di fango, fatti per resistere alle temperature dei deserti africani. Si sapeva che era nel cuore de Mali, ai margini del deserto.

Quasi tre anni fa, però, questa città, dove da sempre convivevano culture antichissime con un islam coscienzioso e rispettoso delle persone, cadde in mano agli estremisti di Al Qaeda e delle sue reti del terrore criminale. Via la tolleranza, allora; le donne vengono subito sottomesse e costrette a pratiche umilianti, si compiono lapidazioni per gli adulteri e così via. Arriva il fondamentalismo più crudele e orribile. Ma arriva per mano di gente venuta da fuori, e in una società abituata al dialogo e alla convivenza, che rimane scioccata. I nuovi venuti non parlano nemmeno la lingua locale, ma impongono un orrore senza alcun rispetto per niente e nessuno. Fanno proseliti, ma anche fra questi serpeggiano dubbi atroci: ma cosa stiamo facendo?

Tutto questo è mostrato magistralmente in un bel film di un regista della Mauritania, Aberrahmane Sissako, che usa la fotografia e i dialoghi per mostrare l’assurdità crudele della situazione. Gli estremisti impongono restrizioni assurde anche alla vita comune: il calcio è proibito, la musica pure, le donne debbono portare i guanti. L’Imam locale, guida religiosa della comunità musulmana, un uomo pio, si oppone a tutto questo con coraggio e argomentando sulla base della dottrina migliore. Ma non c’è niente da fare.

Il film segue alcune vite, viste come parabole dell’umanità quando diventa preda dell’orrore totalitarista o estremista. Vi sono scene memorabili, come quando un gruppo di ragazzi mima il gioco del calcio, perché privati de pallone, considerato impuro. Vi sono la luce di quelle regioni, la sabbia onnipresente, gli occhi di uomini e donne che rispecchiano l’umanità dei nostri giorni, attonita davanti all’incommensurabile follia di un’ideologia assassina. Sappiamo che la città venne liberata dalle truppe francesi e che gli estremisti ne vennero cacciati. Ma restiamo scossi in profondità da questo capolavoro che adesso è candidato all’Oscar 2015 per il miglior film straniero.

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