L’età dei social media

imagesNon sono giovane, ho cominciato a usare il computer quando ho redatto la tesi. Non sono un cervello in fuga. Con il tempo, da quando vivo fuori Italia, ho cominciato a scrivere per Italianintrasito, sono passata attraverso Pinterest, WhatsApp,Viber, Instagram e per ultimo attraverso il famigerato Facebook.

Su queste autostrade dalla comunicazione e degli scambi ho capito che :

-grazie a loro mi ricordo di vivere sotto lo stesso cielo degli altri e partecipo a ogni affanno dolore e gioia.

-grazie ad essi mi diverto come quando da piccola facevo la collezione di figurine Panini.

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Vista l’età, inoltre, non ho stress da prestazione o da like, ma al contrario mi piace tantissimo mettere un like a tante persone a cui voglio bene o che mi fanno scoprire cose che non conoscevo.

Venerdì sera ho avvisato mia figlia adolescente che stava succedendo qualcosa di tremendo a Parigi. Lei mi ha guardata dispiaciuta, ma ho capito che la sua consapevolezza si è accesa solo dopo aver vissuto l’ondata di emozioni sul web. Da quel momento ha cominciato a farmi domande: voleva capire.

Con i social si può fare del male, ma è indubbio che il modo con cui li viviamo è lo specchio di come siamo.

Praticare il web è come avere il brevetto di volo: puoi  vedere tante cose dall’alto e farti un’idea di insieme. Il web è uno spazio virtuale da esplorare e anche i più vecchi, come me, lo lo possono usare al meglio, trovando un canale di comunicazione e scambio con le altre generazioni.

A proposito, a ancora chi non lo seguisse su Instagram, consiglio di seguire l’artista Ai Wei Wei: è davvero avvincente, tutta la sua vita si confonde con l’arte e seguirlo ogni giorno vuol dire comprendere meglio il suo lavoro.

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Ai Weiwei, Sunflower Seeds, Tate Modern

Ancora un accenno invece al lavoro che seguo da tempo del  grafico francese Jean Jullien diventato in questi tristi giorno il simbolo di Parigi con un semplice tratto nero ha trasformato la torre Eiffel nel simbolo della pace.

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One Comment

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  1. Il riferimento al volo mi avvicina al saggio che vede il mondo seduto in cima alla montagna e che il tempo, soprattutto la pazienza, di inquadrare le cose con tranquillità, filtrate dall’emozione di essere parte dell’universo, consapevole di dover fare delle scelte, più razionali possibili.

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