E’ arrivata la prima neve

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Zeno Colò

Cade la prima neve dalle nostre parti. Mi viene da pensare (forse anche per distrarmi un po’ dalla tristissima attualità) ai miei primi passi sugli sci e all’Abetone, la stazione invernale di noi toscani. Non appena lo faccio, mi torna in mente una delle tante figure belle della nostra Italia: Zeno Colò, il campione abetonese che negli anni Cinquanta del novecento vinse olimpiadi e campionati mondiali con prestazioni rimaste nella storia di questo sport.imgres

Zeno era nato all’Abetone, un paesino allora sperduto fra i monti dell’Appennino, coperti da fitti boschi di conifere che sulle cime lasciano il passo ai mirtilli e all’erba. Era un posto fuori dal mondo, allora, ma lo sci vi era arrivato col regime fascista, come uno sport d’élite. I ragazzi del posto se ne erano impadroniti e avevano cominciato a praticarlo con mezzi rudimentali e a costo di faticacce oggi inconcepibili, tipo risalire a piedi fino in cima alle vette per ridiscenderne a rotta di collo, schivando gli alberi. Sci di legno, maglioni fatti in casa, una sciarpa e via. Del resto, queste fatiche erano ben poca cosa rispetto al lavoro di boscaioli nel quale venivano tirati su dai genitori. Ne nacque una generazione di atleti, temprati dalla dura vita di montagna, che sbaragliò i campioni di mezzo mondo: Zeno Colò, Vittorio Chierroni, Celina Seghi. Gente che inventò lo sci moderno.

A Losanna, al museo Olimpico, images-1c’è un video sulla discesa libera di Zeno alle Olimpiadi di Oslo (vinse l’Oro): si vede un tale che si scaraventa giù per una pista che oggi sarebbe proibita, tanto è irregolare e pericolosa. Quando arriva in fondo Zeno viene inquadrato in volto: è quasi in trance, tanta era la sua concentrazione. Ad Aspen, dove oggi vanno i fighetti del mondo, questo montanaro dal volto irregolare e dalla forza formidabile lasciò tutti indietro e si prese due ori e un argento, al campionato mondiale. Stabilì il record mondiale del chilometro lanciato a Cervinia, viaggiando a 160 all’ora su degli sci che oggi non si darebbero nemmeno a un principiante per paura che si faccia male.

Una volta mio marito lo trovò che scendeva sciando nel bosco, fuoripista. Erano i primi anni ’80 e lui era già vecchiotto mentre lui era un ragazzino che risaliva un lungo pendio con gli sci da sci alpinismo, per poi scendere da una vetta non percorsa da piste. Lui si fermò a guardarlo: “O che sono le pelli di foca quelle sotto gli sci?” Gli chiese. Lui rispose di sì e lui fece: “Comode, io da giovane risalivo a piedi: mi avrebbero fatto comodo”. E poi aggiunse: “Bravo, ma attento a non sbattere contro un albero quando scendi; ciao.” E sparì zigzagando fra abeti e faggi, come fosse a Cortina tra i pali di uno slalom Gigante.

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