La scelta dell’obiezione di coscienza

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Pietro Pinna

Il primo obiettore di coscienza italiano, Pietro Pinna, è venuto a mancare pochi giorni fa.

Nel 1948 si rifiutò di prestare servizio militare, in nome di una scelta di vita non violenta. La seconda guerra mondiale con i suoi orrori era appena finita  e, a questo uomo probo, sembrava giustamente assurdo ricominciare a ingrossare gli eserciti. Pagò la sua rettitudine con la galera: sino al 1972 questo era il prezzo dovuto dagli italiani che rifiutavano le armi. Pietro Pinna ha continuato a impegnarsi per la non violenza nel corso dell’intera sua vita. E di nuovo ha pagato col carcere le sue convinzioni. Tanta è stata la sua coerenza , che nel 2012 ricevette una laurea, honoris causa, in scienze della pace, dall’Università di Pisa.

Pietro Pinna non è stato l’unico italiano impegnato pubblicamente per la pace. Lui si ispirava, con grande coraggio, al pensiero di un altro italiano , più vecchio di lui: Aldo Capitini. Capitini era uno studioso e filosofo che, alla fine del primo conflitto mondiale aveva compreso quanto fosse stoltamente crudele la guerra. Aveva allora sviluppato l’idea di una vita basata sulla non violenza , come in quegli anni predicava Gandhi. E’ ovvio che non andò d’accordo con il il fascismo.imgres-1

Era segretario della Scuola Normale di Pisa qualdo il preside-Giovanni Gentile, uno dei massimi filosofi italiani del Novecento-gli chiese di prendere la tessera del partito fascista: era obbligatoria. Lui rifiutò e proprio Gentile lo cacciò dalla Scuola, commettendo il crimine più odioso per un filosofo e intellettuale : punire qualcuno per le sue idee.

Capitini si rassegnò a vivere dando lezioni private, coraggiosamente coerente con la sua scelta. E così il fascismo finì col metterlo anche in galera.

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don Lorenzo Milani

E non è finita qui. negli anni Cinquanta e Sessanta un prete di provincia, anzi di montagna don Lorenzo Milani, si dedicò ad educare i ragazzi  più poveri. Faceva scuola per liberarli dalla miseria e per dar loro accesso a una vita dignitosa. E siccome era un educatore vero, insegnava la libertà di coscienza . Così, quando dei cappellani militari accusarono pubblicamente di viltà gli obiettori, don Milani e i suoi poveri ragazzi di montagna, più coraggiosi di diecimila studiosi, risposero scrivendo , civilmente, al giornale : noi difendiamo la posizione degli obiettori in nome della libertà di coscienza , dissero. Don Milani fu denunciato per apologia di reato, proprio perchè incitava all’obiezione di coscienza. Lui replicò con una lettera ai giudici scritta perchè non poteva presentarsi in tribunale, dal momento che era malato. Si dice sia una delle lettere più belle della letteratura italiana. Diceva che niente giustifica la violenza : nemmeno l’obbedienza agli ordini impartiti da un’autorità . Anche i soldati nazisti che compirono le stragi nei villaggi sugli Appennini, diceva Don Lorenzo, si giustificarono dicendo di aver obbedito agli ordini. E su questo formulò una frase fulminante:”l’obbedienza non è più una virtù ma la più perfida delle tentazioni”.

Questi furono Aldo Capitini , Lorenzo Milani e Pietro Pinna. Ebbero passione civile e furono giusti fra gli uomini. L’ultimo di loro se ne è appena andato.  img_13984

 

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