L’urlo, una nuova ipotesi

Su L’urlo di Edvard Munch ogni critico d’arte, ogni studioso ha voluto dare la propria interpretazione. Sostanzialmente l’opera è la rappresentazione dell’angoscia, della paura, del dolore non solo del personaggio urlante del dipinto, ma dell’intera umanità, propri del pessimismo di fine ‘800, epoca in cui le certezze dell’Illuminismo erano divenute solo un vago ricordo e Freud incominciava a scandagliare le profondità dell’inconscio umano.

Lo stesso Munch, nella cornice della versione del dipinto del 1895, rielabora in stile di poema le ragioni per cui ha dipinto L’urlo: « Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura… E sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura ».

Proprio da queste parole prende spunto la dottoressa Helene Muri dell’Università di Oslo per avanzare una proposta interpretativa del dipinto decisamente originale. Durante l’Assemblea Generale dell’Unione Europea delle Geoscienze, infatti ha asserito che Munch in realtà non ha voluto trasporre su tela uno stato emozionale, che per altro è palese nel dipinto, ma ha voluto descrivere un preciso fenomeno naturale, che nella sua eccezionalità può terrorizzare colui che si trova ad esserne testimone.

Si riferisce Helen Muri alla cosiddette nacreous clouds, le nuvole di madreperla, un raro fenomeno atmosferico. Si presentano quando le temperature sono particolarmente basse e durante il tramonto o nelle ore notturne assumono la forma di sconvolgenti onde sottili in colori vivissimi, accentuate, all’epoca della creazione dell’opera di Munch, dalle particolari condizioni meteorologiche dovute all’eruzione del vulcano Krakatoa.

Questa interpretazione si aggiunge alle decine di altre che si propongono di spiegare il perché L’urlo di Munch provoca in chi lo guarda un sentimento di profondo sconvolgimento che lo lega all’angoscia dell’umanità.

Inoltre la stessa eruzione vulcanica di cui parla la dottorssa Muri produsse in Europa un “anno senza estate” durante il quale Mary Shelley scrisse Frankestein, ma questa è decisamente un’altra storia…

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