Il vero volto di Anna Bolena

anna bolenaSembra impossibile, eppure di moltissime personalità della storia non si conoscono le vere sembianze.

Ad esempio non si sa con esattezza quale sia il vero volto di Shakespeare, perché la maggior parte dei suoi ritratti sono di epoca posteriore alla morte. Stesso discorso per il volto di Michelangelo o per quello del Mantegna. Sono personaggi che hanno avuto un peso e un ruolo importante, eppure di loro sfuggono i tratti o, per lo meno, non ci sono certezze. Gli investigatori del passato, in questi frangenti, si scatenano. Ed oggi le nuove tecnologie vengono in aiuto a chi si fa un punto d’onore rendere il volto a quelle figure storiche di cui si sono perse le sembianze.

È accaduto ad Anna Bolena la seconda moglie di Enrico VIII, madre della più famosa regina inglese, Elisabetta I. Tutta la sua storia è un vero e proprio romanzo. La sua figura ha esercitato non solo sui suoi contemporanei, ma anche nei secoli successivi, un notevole fascino. La bella dama dalla carnagione olivastra, che divenne regina di Inghilterra innescando lo scisma anglicano, ha dato adito a leggende, storie romantiche ed ha anche solleticato la creatività di Gaetano Donizetti che scrisse per lei un’opera famosa.

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Di lei non sopravvivono ritratti coevi, forse in ottemperanza al dictat di Enrico VIII che li fece distruggere sperando di distruggere insieme ad essi anche il ricordo di questa moglie scomoda che, come già era accaduto con Caterina di Aragona, non era riuscita a dargli il tanto desiderato erede maschio. L’unico ricordo coevo di questa regina triste, fino ad oggi era un medaglione del 1534, coniato quando ella si trovava alla seconda gravidanza, medaglione in cui la regina è effigiata a mezzo busto e conservato al British Museum. Oggi grazie alla tecnica computerizzata del riconoscimento facciale, però, quello che per secoli è stato creduto il ritratto di Jane Seymur (la terza moglie del re, dama di compagnia della Bolena, e sua la grande rivale) – una vera e propria beffa alla sua memoria – è stato definitivamente attribuito ad Anna stessa. Finalmente la regina, giustiziata nel 1536, ha un ritratto e le è stato donato dai ricercatori dell’Università della California.

Il programma di riconoscimento facciale utilizzato è sofisticatissimo, infatti contrariamente a ciò che capita nel riconoscimento di un viso fra la folla, il computer deve elaborare un risultato partendo da pochissimi dati certi. In questo caso i dati forniti dal medaglione del XVI secolo.

Se i ricercatori americani hanno ragione il volto della Bolena è molto meno attraente di quello ritratto nel dipinto conservato alla National Portrait Gallery, di Londra, realizzato da un artista sconosciuto che si era basato, a sua volta, su un’opera perduta.

Quello che ci si può chiedere è se è effettivamente importante conoscere le sembianze dei personaggi storici, o se, piuttosto, è infinitamente più appagante e divertente crearsi delle figure che riflettono il nostro personale giudizio su di loro, un po’ come per i personaggi della letteratura. Infatti quante M.me Bovary esistono?

British Christmas

Christmas puddingSi dice che fu Sant’Agostino, una volta sbarcato in Inghilterra, a importare sull’isola la tradizione del Natale. Era il 568 o giù di lì e gli Angli, come sempre accade, non sostituirono le loro credenze e le antiche tradizioni, le fusero con le nuove creandone di originali. Ad esempio, l’usanza di baciarsi sotto il vischio o usare l’agrifoglio come centrotavola porta fortuna e deriva dalla millenaria tradizione druidica.

Strana terra l’Isola, sulla cena di Natale si racconta che nel medioevo un notabile fece cuocere una pie (una torta) di nove piedi di diametro  (quasi tre metri), pesante 75 chili i cui ingredienti comprendevano oltre a due sacchi di farina e una quantità impressionante di burro anche 4 oche, due conigli, 4 anatre selvatiche, 2 chiurli, 6 piccioni, due lingue di bue, 7 corvi, beccacce, beccaccini e pernici…

Per fortuna a Natale in UK oggi si mangia un po’ più leggero! Il tipico Christmas Dinner include tacchino arrosto, o oca, cavoletti di Bruxelles, patate arrosto, salsa di mirtillo, salsicce arrotolate nella pancetta e sebbene alcuni affermino che la tradizione del tacchino fu introdotta da Enrico VIII (ma quante ne ha combinate…), pare che invece essa sia figlia del benessere del ventesimo secolo.

La cosa però nella quale gli inglesi sono insuperabili sono i dolci, a Natale la tavola ne é ricoperta e fra tutti spicca il Christmas pudding bomba calorica che si mangi con la crema al brandy.

Una specie di babà ai frutti canditi  all’interno del quale la tradizione vuole sia inserita una monetina d’argento che porterà fortuna e danaro a chi la troverà sotto i denti (a meno che non se li rompa…)

Eccovi dunque la ricetta del famoso Christmas Pudding

500 g di frutta secca assortita

60 g di prugne tritate

45 g di ciliegie candite tritate

60 g di mandorle tritate

40 g di carote grattugiate

stampi per pudding

40 g di mele grattugiate

scorza e succo di un’arancia

3 cucchiaini di melassa

3 cucchiaini di brandy

1 uovo

60 g di burro sciolto

60 g di zucchero poco raffinato

un  pizzico di peperoncino

60 g di farina

60 g di pangrattato

Unite tutta la frutta in una ciotola con il brandy eil succo di arancia. Al composto aggiungete l’uovo, il burro ben morbido, lo zucchero, la farina , il peperoncino e il pangrattato, Amalgamate bene e lasciate riposare almeno mezz’ora al fresco.Riempite con il composto uno stampo da pudding (assolutamente introvabile fuori dall’Isola, ma un pentolino andrà benissimo anche se non darà al pudding la classica forma a palla di Natale…) e cuocetelo a bagnomaria per 6 ore a fuoco molto basso. C’est tout¨La guarnizione naturalmente sarà l’agrifoglio e dovrete incendiarlo con un cucchiaio di brandy prima di servirlo con altro brandy e crema!