Arte e vita – Arte che vive

Pierre Huyghe, Zoodram, 2004
Pierre Huyghe, Zoodram, 2004

Non sarà difficile per chi ama frequentare l’arte del XX secolo trovare una relazione stretta tra arte e vita. Far coincidere arte e vita è stato uno dei temi centrali del secolo scorso; gli artisti nel tempo lo hanno praticato in modo diverso cominciando dal en plein air degli impressionisti, per passare poi ai collage di Picasso e al colore sgocciolato di Pollock e arrivare fino agli happening di Fluxus, magari passando dall’orinatoio di Duchamp.   C’è un momento, però, nella storia dell’arte della seconda metà del XX secolo, in cui l’arte non coincide veramente con la vita, ma l’artista è interessato a dare vita all’opera d’arte. Mi spiego meglio: dagli anni Sessanta si assiste alla ricerca di una forma d’arte che sia essa stessa vita . Per me questo è il significato profondo dell’arte povera, una forma di arte che quasi promanava dall’energia della materia e che esprimeva la sostanza delle cose.

Interesse per le cose viventi, rendere l’opera d’arte un organismo vivente che viva la mutazione e il cambiamento: questo senz’altro è il lavoro dell’artista francese Pierre Huyghe che in questo momento ha una retrospettiva al Centre Pompidou a Parigi.

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Pierre Huyghe, Untitled, 2011

Egli esplora l’arte e le sue leggi, i segni del tempo e  i cambiamenti biologici delle cose. Chi infatti potrà visitare la sua mostra vedrà come il suo lavoro  è fatto di tanti materiali e tecniche diverse: ciò che cerca è lo stato in cui un’opera diventa un organismo in continua metamorfosi e cambiamento, quasi un mondo che si autogenera e varia nel tempo e nello spazio, indipendentemente dalla presenza degli spettatori. Colpisce ad esempio A Way in Untilled, una scultura di una donna sdraiata  con la testa coperta da un alveare di api.  La statua è diventata il luogo per le api, che si sono appropriate della forma e che ora vivono dentro essa. Oppure il lavoro Zoodram, acquari dove vivono invertebrati e ragni marini che l’artista ha scelto per i loro comportamenti e per le loro forme. Dentro gli acquari convivono con paesaggi insoliti: teste di muse, forme surreali di architetture. In mostra potrete anche imbattervi in un cane bianco con una zampa rosa . Si legge nel depliant della mostra: “ la mostra è aperta a delle forme di vita che normalmente sono vietate. Ragni e formiche tracciano le proprie linee negli spazi  acquatici dove trovano rifugio, delle api costruiscono i loro alveare e un cane circola”.

Pierre Huyghe, Centre Pompidou
Pierre Huyghe, Centre Pompidou

Dentro la mostra ti senti  in un mondo vivo e anche a te è richiesto di agire come nell’opera Atari Light, del 1999, dove il soffitto è programmato per trasformarsi in una scacchiera e il pubblico è invitato a giocarvi muovendo le pedine con dei telecomandi.

La mostra curata da Emma Lavigne è aperta al Centre Pompidou fino al 6 gennaio 2014, poi andrà al Ludwig Museum di Colonia  e poi al LACMA di Los Angeles.

100 anni dalla nascita di John Cage: la leggenda della musica contemporanea

Questo anno si ricorda il centenario della nascita di JOHN CAGE (Los Angeles 1912-New York 1992), il musicista, filosofo, artista che ha rivoluzionato la musica contemporanea di avanguardia.

L’orchestra da Camera di Ginevra (l’OCG) organizzerà, il 5 aprile prossimo, un concerto a l’Usine dal titolo Une nuit d’hommage à John Cage.

Per chi fosse interessato ma non lo conoscesse e non lo avesse mai ascoltato è bene ricordare alcuni aspetti della sua ricerca di avanguardia musicale.

È stato un artista che ha fatto della musica una campo di esplorazione. Per lui la musica è natura e non imitazione della natura. Egli fu molto a contatto con l’arte visiva, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, quando creava happening dove univa in piena libertà d’espressione l’arte visiva, la musica, il teatro e la danza, dando vita al movimento denominato Fluxus.

Ha sperimentato cose mai fatte prima  come il “piano preparato” (anni ’40) preparava il piano per il concerto mettendo sulle corde delle lastre di metallo, o vari oggetti che ne avrebbero modificato il suono senza poter prevedere come e dunque senza poter controllare il risultato sonoro finale.

Ha esplorato nei suoi concerti il mondo dei rumori, provando a suonare percussioni di ogni tipo.

Da sempre   interessato ad intrecciare rapporti con la danza dagli anni Trenta ha legato un lungo sodalizio con il coreografo Merce Cunningham al quale rimane legato per tutta la vita.

Era profondamente interessato alla cultura orientale, alla musica e alla e alla filosofia indiana. Lo Zen divenne la sua impostazione filosofica e con essa le sue meditazioni sul vuoto.

Potrebbe stupirvi un suo concerto, addirittura indignarvi ma non dimenticate che tutto il suo lavoro è stata la base di tante ricerche musicali nuove e lui rimarrà alla storia come una leggenda di anticonformismo libertà e intelligenza artistica.

Proprio ieri mentre leggevo sulla Stampa  (26 marzo) di gruppi alternativi che si costruiscono da soli gli strumenti musicali e in modo particolare del musicista napoletano Maurizio Capone, percussionista fondatore dei Capone Bunght Banght, una banda che suona con strumenti creati con materiale di riciclo, non potevo non pensare alla scuola di John Cage a quanto gli dobbiamo nel campo della libertà espressiva.