Arte e follia

Corneille,Il burattino e l'uccello,1973
Corneille,Il burattino e l’uccello,1973

Ci sono degli artisti che più di altri,  attraverso il proprio lavoro, dimostrano una difficoltà di adattamento all’ambiente che li circonda. La loro arte ne è testimone di un disagio, di uno scollamento con il momento storico in cui vivono.

E del resto la stessa arte contemporanea è già di per sé frutto di un progressivo allontanamento dalla centralità, dall’equilibrio della tradizione, dato che – come scrive Gillo Dorfles – esprime concetti di “ Dissimetria, disarmonia, diritmia”.

Ecco, dunque, una mostra dedicata ad artisti che hanno esplorato situazioni estreme, dove i confini della razionalità sono ogni volta molto difficili da delineare. Questa mostra, presentata a Ravenna presso il MAR (Museo d’arte della città di Ravenna) dal titolo Bordeline. Artisti tra normalità e follia, è stata pensata per sezioni tematiche. Partendo dall’introduzione con artisti come Bosh, Bruegel e Goya arriva ad artisti moderni con il capitolo “il disagio della realtà”, dove tra gli altri ci sono opere Debuffet Tancredi, Appel, Jorn. Segue poi la sezione il “Disagio del corpo”, con i lavori di Basquiat, Moreni, Rainer e tanti altri. E infine la sezione “Ritratti dell’anima”, che include opere di Bacob Ligabue, Viani.

In una mostra come questa non potevano mancare esempi di art brut. Questa definizione coniata da Jean Debuffet, nel 1945, descrive le opere eseguite da artisti dilettanti, che vivono in condizioni di marginalità sociale. Jan Dubuffet era convinto che molti di questi lavori fossero delle vere opere d’arte e avessero un valore maggiore di ciò che producevano gli artisti professionisti(fu così che cominciò a raccogliere queste opere che poi donò, nel 1976, alla città di Losanna – se volete saperne di più, ne abbiamo parlato il 14 giugno scorso). Le opere di art brut sono nella sezione dedicata alla scultura, chiamata “La terza dimensione del mondo”.

Infine, troverete anche una sezione dedicata alle opere di artisti surrealisti,  inseriti nella sezione “Il sogno rivela la natura delle cose”: Dalì, Ernst, Brauner e Klee.

Salvatore Dalì, Mostro molle in un paesaggio angelico, 1977
Salvatore Dalì, Mostro molle in un paesaggio angelico, 1977

La mostra rimarrà visitabile fino al 16 giugno e potrebbe essere una buona gita da fare durante le troppo brevi vacanze.

Il lungo viaggio dei Magi

Oggi ripubblichiamo un intervento dello storico dell’arte Lorenzo Cipriani:

Gentile_da_Fabriano_-_Adorazione_dei_Magi_-_Google_Art_Project_%28detail%29

La storia dei re Magi inizia con l’apparizione di una stella ed è strettamente connessa a questo elemento di luce. Ma chi erano questi Magi? Il termine deriva da magos, che non significa mago, come si potrebbe intendere oggi. Al tempo di Gesù i maghi erano i ciarlatani, gli imbonitori. Secondo la tradizione, questi invece erano astronomi e sacerdoti zoroastriani. Quindi seguaci di un culto – quello di Zoroastro – che ha molto influito sulla nascita del Cristianesimo attraverso la religione Mitraica. Attestato in Persia fin dal VI sec a.C. e poi diffusosi in gran parte dell’Asia centrale aveva una forte relazione con gli astri, in particolar modo con il culto del Sol Invictus che fu il veicolo usato da Costantino per affermare l’allora sconosciuta religione Cristiana. Nella parola stessa che designa il profeta Zoroastro o Zarathustra  si trova la radice di astera e tutte le vicende legate alla sua leggenda biografica sono legate alla luce, fin dalla sua nascita avvenuta in una immersione di luce sovrannaturale.

Nei Vangeli sinottici è riportata la vicenda dei Magi solo in Matteo, dove ci si limita a nominarli come “Magi dall’Oriente”, senza indicarne né il numero (che si designa dai doni portati) né il nome. Queste ed altre informazioni si trovano invece in alcuni dei vangeli apocrifi: in quello armeno dell’infanzia e nel cosiddetto Protovangelo di Giacomo.

Ma come vengono rappresentati lungo il corso della storia dell’arte, come cambia la loro iconografia nel tempo?

I re magi, Sant'Apollinare Buovo, Ravenna
I tre re magi, Sant’Apollinare Nuovo, Ravenna

Nella basilica di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna: “I tre Re Magi” sono rappresentati vestiti con abiti orientali: ricche tuniche, cappello frigio e una sorta di pantaloni che per il tempo dovevano parere ben strani in occidente (sappiamo infatti che risale al Medioevo la cosiddetta “invenzione dei pantaloni”). Ma se volete vedere fra le più belle iconografie dei Magi di tutti i tempi, beh allora dovete andare agli Uffizi! Bisogna ricordare che il tema dell’Adorazione dei Magi fu uno dei più frequenti nell’arte fiorentina del XV secolo, poiché permetteva di inserire episodi marginali e personaggi che celebravano il fasto dei committenti; inoltre ogni anno, per l’Epifania, si svolgeva un corteo che rievocava la Cavalcata evangelica nelle strade cittadine. Qui trovate – tanto per fare alcuni fra gli esempi più noti – l’Adorazione di Gentile da Fabriano (1423), così sfarzosa ed elegante da essere il degno scenario per mettere in luce il committente Palla Strozzi, al tempo il cittadino più facoltoso di Firenze; ma anche quella di Botticelli realizzata nel 1475 per una cappella di Santa Maria Novella dedicata all’Epifania;

Sandro Botticelli, Adorazione dei magi, 1472
Sandro Botticelli, Adorazione dei magi, 1475

quella che Leonardo realizzò per i monaci di San Donato a Scopeto (1481-82), incompiuta eppure ritenuta per molto tempo uno dei maggiori capolavori dell’artista;

Leonardo, Adorazione dei Magi
Leonardo, Adorazione dei Magi,1481-82

e quella di Durer del 1504, vero e proprio capolavoro di tecnica pittorica, indagine naturalistica e composizione scenica, dove si assiste ad una delle prime rappresentazioni di uno dei tre re con la pelle nera, secondo quella che era l’immagine figurata delle tre razze umane (semiti, camiti, giapeti) e dell’universalità della religione portata dal Cristo.

Albert Durer, Adorazione dei Magi,Uffizi
Albrecht Durer, Adorazione dei Magi,1504, Uffizi

Potremo credere allora – alla luce di questa breve riflessione sulla straordinaria concentrazione di capolavori dedicati ai Magi degli Uffizi – che una stella cometa splenda ancora sopra i tetti di Firenze: esattamente fra ponte Vecchio e piazza della Signoria!