American Collectors

David Hockney, 1968, Art Institute of Chicago.

Grandissima affluenza ha registrato la mostra su di lui alla Tate Britain, che si chiuderà domani, pensata per celebrare il suo ottantesimo compleanno e soprattutto la versatilità di questo artista che durante la sua vita ha cambito stile e modo di lavorare adattandosi di volta in volta a nuovi media e tecniche.

Qui Hockney ha voluto ritrarre due collezionisti americani: Fred e Marcia Weisman, che negli anni avevano collezionato un grande numero di opere d’arte di ogni genere e dimensione. L’artista li ha posti su un largo terrazzo assolato, il che rende le due figure quasi astratte nella loro posa composta e attorniata dai pezzi della loro collezione. Hockney in quest’opera non vuole investigare il rapporto fra i due personaggi quanto il rapporto dei due personaggi con le opere d’arte da loro possedute. L’ombra di Mister Weisman infatti si avvolge attorno all’opera astratta in pietra, quasi ad affermarne la proprietà, mentre il sorriso di Mrs Weisman ricorda le fattezze del totem alle sue spalle.

Un passaporto per le arti: libera circolazione alle idee

La Gioconda, particolare del dipinto, Leonardo da Vinci, circa 1503-1507

Leonardo nel 1516 lascia l’Italia per la Francia per andare a lavorare alla corte di Francesco I, con se porta alcuni dipinti tra cui La gioconda che, dopo la sua morte (1519), entra ufficialmente nelle collezioni del re di Francia. Il dipinto riscuote da subito amplissima attenzione e, nel corso dei  secoli, diventa forse l’opera d’arte più famosa del mondo.

E’ giusto fermare gli artisti alle frontiere? Possiamo impedir loro di muoversi liberamente? Cosa tolgono le frontiere al mondo?  “ Ringrazio il destino per avermi condotto sulle rive del Mediteraneo” diceva Marc Chagall, nel 1950, quando si stabiliva definitivamente a Vence in Costa Azzurra. Lo stesso stupore felice doveva aver provato Picasso che, sempre in quegli anni, scopriva la passione per la ceramica, lavorando a Valluris. E cosa pensare delle migrazione di artisti europei in America, tra le due guerre? Saranno loro a produrre la base per l’arte americana del dopoguerra. Tra gli artisti viaggiatori penso all’artista Alighiero Boetti che, nei primi anni Settanta, si recò più volte in Afghanistan creando le famose Mappe di cui qui sotto vedete un’immagine.

Alighiero Boetti, Mappe,1972-73

Il desiderio di muoversi degli artisti sembra aver suscitato anche l’interesse della Tate Britain, che ha inaugurato da poco a Londra la mostra  Migrations: Journeys into British Art. In questa esposizione si è tentato di coprire l’arte a partire dai secoli XVI-XVII, per giungere sino ai nostri giorni, tracciando una mappa di tutti quegli artisti non inglesi che hanno risieduto in Inghilterra e hanno contribuito alla scena artistica del paese. La mostra parte da Van Dyck, passando per l’arte di Whisler, e poi di Mondrian, per arrivare ad artisti contemporanei come la belga Francis Alys che, lasciata  l’Inghilterra, attualmente vive e lavora a Messico City.