Petra, istruzioni per l’uso

Atlante di PetraPetra, la «città rosa», la «città delle tombe», si trova in una valle riparata da ripide montagne, adagiata da secoli in una conca che, se ebbe in principio la funzione di salvaguardare l’abitato dagli attacchi esterni, alla fine ne determinò anche l’oblio.

Storia strana quella di questo luogo. Le ricerche archeologiche hanno dimostrato come insediamenti umani fossero già presenti in quest’area fin dal Paleolitico. La città venne fondata dai Nabatei, popolazione di stirpe semitica e di provenienza araba, inizialmente nomadi, e conobbe momenti di grande fama e ricchezza legate per lo più al commercio delle spezie e dell’incenso. Punto di passaggio obbligato per tutte le carovane che trasportavano dal sud dell’Arabia verso Palestina, paesi del Mar Mediterraneo, Egitto e Siria le spezie dell’India, gli aromi della penisola arabica, la seta cinese e l’incenso, la città, retta da un re e da ministri, rimase per secoli ai margini dei territori della grande potenza dell’Impero Romano.

La sua influenza si estendeva dalla Siria del Sud al Nord dell’Arabia Saudita, dal Negev al deserto Siro arabo. Gli altri centri del regno nabateo furono Bosra ed Egra, ma entrambe caddero molto prima di Petra sotto i colpi dei conquistatori romani.

Petra si piegò solo nel secondo secolo d.C., ma già a quest’epoca i Nabatei non esistevano più. Per circa un secolo gli abitandti della città vissero fianco a fianco con gli occupanti, poi iniziò, inspiegabile, il declino che culminò nell’oblio di questo luogo e delle sue bellezze per ben sei secoli, durante i quali il ricordo della città restò solo presso le popolazioni nomadi che ancora la consideravano luogo sacro. Interdetta ai non musulmani, fu riscoperta per gli occidentali da un esploratore di Basilea Johann Ludwig Burckhardt nel 1812 che riuscì a penetrarvi grazie ad uno stratagemma. Fingendosi musulmano infatti affermò di aver fatto voto di sacrificare una capra presso la tomba del profeta Aronne, fratello di Mosè (che qui si sarebbe fermato fuggendo dall’Egitto con il suo popolo, da cui il nome del fiume che scorreva nella valle : il Wady Musa, Fiume di Mosè) che secondo la leggenda si trova proprio a Petra. Da allora, archeologi, ricercatori e turisti (tanti turisti) si sono recati a visitare quello che nel 1985 è stato dichiarato patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Le vestigia rupestri, opera non solo dei nabatei, ma di tutte le popolazione avvicendatesi in questi luoghi, comprendono alcune centinaia di tombe ma anche santuari, cisterne, strade, case, a volte danneggiati dall’erosione delle rocce nelle quali sono state scavate, ma in genere molto ben conservate.

Finalmente dopo anni di ricerca e di studio, grazie alle fatiche dell’archeologa ed epigrafista Laila Nehmé è uscito il primo fascicolo di quello che potrtebbe essere il catalogo definitivo delle vestigia di Petra, che comprenderà gli oltre 3000 monumenti del sito e le migliaia di iscrizioni ritrovate in loco: Pétra, atlas archèologique et épigraphique

Grazie a questo strumento indispensabile, prezioso sia per gli addetti ai lavori sia per gli amatori delle antichità, i fasti di questo suggestivo luogo rivivranno. Il mistero che ha avvolto l’insediamento fino ad oggi diventerà meno fitto, permettendo un comprensione dei monumeti di Petra mai avuta in precedenza.

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