Il “canto interiore”

GagnepainAmo profondamente la musica, non posso pensare una vita senza la musica. Amo quasi tutti i generi musicali e quasi tutti i miei gesti quotidiani sono accompagnati dalla musica, quella riprodotta dalla radio, dal computer o dal “giradischi” (ebbene sì, in famiglia siamo ritornati a questo strumento che i più giovani hanno giudicato arcano all’inizio, ma che poi hanno saputo apprezzare proprio per l’imperfezione della riproduzione), ma anche dalla colonna sonora che mi frulla in testa continuamente.

Ed è proprio questa colonna sonora che mi ha  portata a ricominciare lo studio della musica. Quanti di noi hanno iniziato a suonare uno strumento da bambini, spinti dai genitori, senza convinzione? E quanti di noi hanno sofferto quelle ore di studio come fossero un tormento e una tortura?

Ecco, io mi sono ritrovata adulta, finalmente consapevole, con il desiderio di suonare uno strumento, e non uno strumento da poco, uno difficile, di quelli per i quali sei senza rete, e dai quali devi riuscire a cavare un suono quanto più corretto possibile  provando e riprovando: il violoncello, che piano piano è diventato compagno e padrone di molte ore di studio.

Ma non delle mie fatiche di musicista mancata desidero parlare quanto di un libretto che mi è stato consigliato dalla maestra di musica, preziosissimo quanto introvabile, in lingua francese scritto da un maestro di violoncello non solo per i suoi allievi violoncellisti, ma per chiunque voglia accostarsi ad uno strumento musicale: Xavier Gagnepain, Du musicien en général… au violoncelliste en particulier, Cité de la musique, Paris, 2007. Gagnepain scrive di didattica musicale, ma prima di addentrarsi in complesse elucubrazioni, esordisce in questo modo: “Il processo che conduce un musicista a suonare una frase musicale può sembrare molto semplice e naturale. Esso in realtà è la risultante d’un concatenamento fortemente complesso di fattori nel corso del quale si elabora il pensiero sonoro che si cerca di riprodurre sullo strumento, e che ho preso l’abitudine di chiamare canto interiore. È dall’elaborazione di questo canto interiore che dipende la qualità di un suono… Scoprire cosa si cela dietro un ritmo oltre alla suddivisione matematica, accorgersi della dimensione armonica di una frase, conoscere un linguaggio, immaginare le altre voci della frase musicale, tutto serve a nutrire il canto interiore. Non ci sono limiti alla complessità e alla potenziale elaborazione del canto interiore“.

Indispensabile per tutti coloro che fanno e amano la musica!

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