Pettegolezzo

Felix Valloton, Pettegolezzo
Felix Valloton, Pettegolezzo

Avevo già parlato di “gossip”, del pettegolezzo, ma quando l’ho fatto mi ero concentrata sul protagonista del gossip, sulla celebrità che pur di apparire si sottopone volontariamente alla gogna mediatica. Stavolta, a distanza di tempo e alla luce di accadimenti contemporanei, ho deciso di affrontare scientificamente l’argomento.

Chi in questi giorni non ha letto almeno qualche riga sulla vicenda che ha coinvolto Hollande, l’Eliseo e la Francia tutta, in uno scandalo sessuale di quelli che non vedevamo (mi piacerebbe dire da molto, ma mi devo limitare!) da qualche mese? Monsieur le President, infatti, è stato pizzicato in compagnia di una bella attrice bionda. Ma non è della chiacchiera in se che voglio parlare, quanto della valenza sociale e scientifica che dobbiamo attribuire al pettegolezzo.

Iniziamo con un breve excursus storico. Ce ne dà occasione l’etimologia della parola inglese “gossip”. Essa deriverebbe dalla parola god-sib, che all’inizio, come testimonia il suo uso più antico (intorno all’anno 1000), attestato anche dall’Oxford English Dictionary, significava “madrina”, ma che dal seicento acquistò il significato di “chiacchiera sulla vita privata delle persone”. Il passo per il cambiamento di significato potrebbe essere breve (ricordiamo le “comari” italiche): era in occasioni delle nascite, infatti, che le donne si riunivano in gruppo e come afferma lo studioso francese di comunicazione Jean Noel  Kapferer, si riprendevano «quel diritto che gli uomini rifiutavano loro, discutendo non solo del sociale, ma anche dei suoi lati occulti. Private di vita pubblica, quindi, le donne rendevano pubblica la vita privata” (Kapferer J.N., Le voci che corrono. I più antichi media del mondo, Longanesi, Milano 1988, pp 95s).

Secondo coloro che attribuiscono un’importanza sociale al pettegolezzo, esso è una forma di comunicazione che garantisce un certo ordine sociale. La deformazione (banalizzazione, stereotipizzazione per citare due strategie) del reale agisce sulla reputazione di chi è l’oggetto del pettegolezzo, in qualche modo ridimensionandone l’importanza e sottolineandone gli aspetti devianti del comportamento.

Ma perché siamo tutti spinti ad occuparci degli affari altrui provandone spesso un gran piacere? Due sono i binari sui quali muoversi per comprendere: da una parte sbirciare le miserie dell’altrui vita può darci certezze sulla bontà della nostra e dunque ci pone nella condizione di poter giudicare senza paura di sbagliare. Dall’altra, al contrario molla fortissima del gossip, è l’invidia, perché come afferma George Simmel: “vi é nell’invida un lieve impadronirsi dell’oggetto invidiato” (La moda, Mondadori, Milano 1998). Attraverso il pettegolezzo infatti in qualche modo ci si appropria di qualcosa di altri e lo si rigira finché la trasformazione del senso è completamente avvenuta producendo un significato nuovo del reale. Et voila il gioco è fatto! Nulla esiste di più umano però, fin dalla notte dei tempi, non preoccupatevi, dunque, del desiderio nascosto con accuratezza di leggere Novella 3000 da cima a fondo mentre siete dal parrucchiere!

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