Bliss point

cibo prontoAbbiamo già altrove rilevato la nuova fissazione mediatica per il cibo e per la cucina, attraverso la proliferazione esponenziale di programmi, libri, magazine, reality, incentrati su questo argomento. Ma forse stimolare il palato del pubblico, non è necessariamente deleterio! Incoraggiare la fantasia culinaria e insegnare a cucinare a casa in modo sano e leggero può forse salvarci dalle manipolazioni delle multinazionali del cibo svelate da Michael Moss, già premio Pulitzer e redattore del New York Times, nel suo recente libro Grassi, dolci, salati. Come l’industria alimentare ci ha ingannato e continua a farlo, Mondadori, Milano 2014.

Grassi, sale, zucchero sono il mantra utilizzato dalle industrie del “cibo” non solo per accalappiare il consumatore, ma per renderlo potenzialmente compulsivo, per spingerlo a mangiare e bere e mangiare e bere, senza soluzione di continuità. La sfida di questi colossi industriali è quella di giungere a ciò che Moss definisce il bliss point, cioè il “punto di beatitudine”, il momento dell’appagamento totale attraverso il cibo, quando cioè il cibo si trasforma in una vera e propria droga. E non è casuale. Non si tratta della merendina, del pacchetto di patatine, della bevanda riuscite per caso particolarmente buone, si tratta di studio attento, di un preciso lavoro di laboratorio atto a stabilire con attenzione le quantità di grasso, dolce e salato perfette per colpire le papille gustative. Tutti i prodotti industriali sono progettati per indurre una certa dipendenza.

L’aggiunta di zucchero in ogni preparazione (anche salata e viceversa), la polverizzazione del sale per colpire in modo più diretto i sensori del gusto, la presenza di grandi quantità di grassi dannosi per l’organismo sono accompagnati da seducenti “textures”, cioè una particolare consistenza sotto i denti o sul palato, la finta fragranza (il crunch o crock) data dal rumore dell’alimento durante la masticazione, l’impatto gustativo dirompente al primo morso che lascia velocemente spazio ad un boccone successivo. E ancora pubblicità ingannevoli e pressanti, tutto insomma induce il consumatore a non poter fare a meno di questo tipo di prodotto consolatorio.

Fidiamoci dunque della nonna e della mamma, dei buoni, vecchi consigli culinari e delle ricette che non si svelavano al di fuori della cerchia familiare, ne va della nostra salute.

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