Chiacchiere del lunedì

Delphine Boël, The Golden Rule blabla
Delphine Boël, The Golden Rule blabla

La parola scelta oggi per descrivere la settimana passata è SECESSIONE. Nei secoli se ne è parlato in termini di distacco di un gruppo dall’unità politica, sociale, militare di cui faceva parte, ma anche come di separazione netta di parte del territorio, con la sua società, da uno Stato.

Così di getto sembra che in questa sua seconda accezione, di cui oggi si parla in Italia, la parola vada a cozzare con solidarietà. Un territorio che si trova a essere più ricco o meglio organizzato si stacca dal resto di un paese perché lo ritiene una zavorra nella quale non vale la pena investire. A me sembra un po’ come abbandonare una persona malata, semplicemente perché non se ne può più ottenere niente.

Ma se guardiamo al passato le secessioni possono anche anticipare un cambiamento, una voglia di reagire per cercare di introdurre una novità. È accaduto con movimenti politici e anche artistici: fu infatti il nome conferito a un movimento artistico europeo, tra fine del IX e inizio del XX secolo, che si contrappose alla pedante mancanza di originalità di un certo mondo accademico, rinnovando il fare artistico di quell’epoca. Quella secessione si chiamò anche Art Nouveau o Jungendstil, e nella spregiudicatezza lasciava presagire l’arrivo della modernità. In questo caso secessione fu sinonimo di libertà di espressione e di innovazione.

Secessione fu anche il termine dato alla guerra civile combattutasi sul territorio degli Stati Uniti, tra 1861 e 1865. In quel caso, la separazione fu proclamata da 11 stati del Sud che si opponevano all’abolizione della schiavitù. Ancora peggio della mancanza di solidarietà. Qui c’era addirittura chi combatteva a favore d’una pratica disumana.

Insomma, a volte si vuole una secessione per non cambiare un assetto economico, sociale o culturale; mentre a volte la si vuole rompere per voltare pagina. Ho pensato che un po’ di secessione la fanno anche i nostri figli adolescenti quando ci contestano e cambiano i piani che avevamo fatto per loro. E la pedagogia ci ha insegnato che lo strappo da noi li aiuta a crescere meglio.

E quindi questa gran voglia di secessione in Italia è l’anticamera di un mondo nuovo e più moderno, o il desiderio di isolarsi da un mondo che non si capisce più? È il bisogno di evolversi o quello di dare sfogo a un istinto egoistico?

Vedremo. Nel frattempo, chi volesse dedicarsi in qualche misura alla secessione come movimento artistico può recarsi a Basilea, alla Fondazione Bayler per godersi l’opera di uno dei massimi pittori della Secessione: Odilon Redon. In mostra, fino al 18 maggio, potrete vedere il lavoro di un’artista che amò molto dipingere la natura, i fiori, i boschi. Il tutto avvolgendo i quadri in un’aurea quasi esoterica e magica, animata da figure diafane.

 

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