La sala di lettura (NOW ALSO IN ENGLISH)

Roberto Barni
Roberto Barni

Fin dall’inizio di questa rubrica avevamo deciso di dedicare questo spazio chiamato la Sala di Lettura non solo alle recensioni di libri più o meno famosi, ma anche alle case editrici virtuose, che si distinguono per il loro coraggio, ai giornali che parlano di libri, come The New yorker, che ha segnato la storia della letteratura contemporanea, e a tutti quegli altri argomenti che gravitano attorno all’universo “libro”.

marabuk2Oggi dunque vogliamo raccontare una storia, decisamente “italiana”, che appunto riguarda l’amore per i libri.

La storia si svolge in una delle città più belle e culturalmente vivaci non solo d’Italia, ma dell’intero pianeta: Firenze. È la storia che nasce dalla chiusura di una libreria nata nel 1996, quando ancora gli e.book erano lontani, quando ancora era un piacere recarsi in queste cattedrali della cultura per leggere le quarte di copertina, chiedere consiglio ai librai, toccare i volumi e annusarne il profumo oppure… come accadeva a molti, per ripararsi dal freddo dell’inverno o dalla canicola dell’estate, tutti erano ben accolti all’Edison, questo era il suo nome. Gli spazi erano ampi e modernamente arredati, migliaia i titoli, ma era la gente che vi lavorava che faceva la differenza. La Edison era uno spazio vivo, in cui esisteva a un rapporto concreto fra il lettore e il libraio. Come aveva scritto Mario Di Maglie dalle colonne on line del Fatto quotidiano, nell’ottobre del 2012, proprio parlando della chiusura dell’Edison, “chi va a comprare le sue letture sa bene che l’arrivo alla cassa è solo la fase finale e materiale di un processo che si avvia ben prima e che di materiale ha ben poco. Scegliere un libro per il proprio piacere può essere un lungo ed inestimabile processo mentale che può avere avuto luogo già prima di entrare in libreria oppure può avvalersi del classico ed incomparabile girovagare tra gli scaffali in cerca di non si sa bene cosa e, anche quando lo si scopre, non sempre diventa un buon motivo per rinunciare all’esplorazione. Il prendere in mano un volume e toccarne la sua consistenza dà quasi l’idea di possedere la cultura, idea innocentemente falsa, ma potentemente simbolica”.

L’Edison, tuttavia, per come era conosciuta è stata chiusa nell’autunno del 2012, poco importa cosa è sorto al suo posto. La notizia confortante però è che sei ex librai della Edison hanno deciso di rimettersi in pista, e replicare con l’apertura di una libreria indipendente, decisi a fare i librai “come una volta”, maneggiando i libri e non cappuccini, consigliando i lettori e concentrandosi sui giovanissimi “Ripartiamo dai bambini, dall’educazione alla prima lettura” affermano i sei “La nostra è una libreria generalista, dove si potrà trovare di tutto. Abbiamo un grande reparto ragazzi e molte idee da mettere in pratica. Vogliamo ripartire dall’esperienza Edison come laboratorio di idee, proponendo mostre fotografiche, concerti, presentazioni e dibattiti, e siamo pronti ad accogliere le proposte del Quartiere”. È così che il 16 marzo ha aperto i battenti la libreria MARABUK, non in centro (gli affitti erano proibitivi) ma in un quartiere periferico della città, pronta a prestare il proprio servizio non solo alla cultura, ma soprattutto alla gente, grazie ai sei coraggiosi librai.

ENGLISH VERSION

Ever since the beginning of this rubric we have dedicated this space that we called ‘the Reading Room’ to arguments like books, but always intended for this segment to also explore virtuous publishers, that stand amongst the rest for their courage, publications that talk about books, like The New Yorker, that left its mark on contemporary literature, and to all those other topics that gravitate around the universe of books and literature.

Today, then, we want to tell you a story, one that is entirely ‘Italian’. It is a story about the love for books.

The story takes place in one of the most beautiful and culturally rich cities in the world: Florence. It begins with the closing of a bookshop opened in 1996, when e-books were still but a futuristic dream, when heading to one of these cultural cathedrals was still a pleasure, when holding the bundle of papers and reading the back cover was the norm, when asking the librarian for tips on the latest published works while smelling that smell of books that everyone loved was the best way to know which one to choose. Or, as it often happened, to simply retract to the comfortable heated interior during a cold winter’s day or to find shelter from the heat on hot summer afternoons. Everyone was welcome at the Edison bookshop. The spaces within it were large and modernly furnished. Thousands of books, thousands of titles covered the walls. But it was the people working in it that made the Edison so special. The bookshop was a lively place, one where a true relationship formed between the bookseller and the reader. As columnist Mario di Maglie wrote on a digital edition of the ‘Fatto Quotidiano’ regarding the closing of the beloved Edison in 2012, ‘People that go to bookshops to buy literature know that paying is but the final step of a process that began long before and that, materially, it matters very little. Choosing a book for your own reading pleasure could potentially be a long and invaluable process that often originates before stepping foot into the bookshop itself, or one that can happen naturally by roaming around the endless rows of books when you are unsure of what to embark on. And even when you do find the book that seems to be to your liking, it sometimes isn’t a good enough reason to stop exploring. Holding the physical copy of a book in your hand and feeling its consistence almost gives the idea of owning culture, and, although being a naively false idea, it becomes powerfully symbolic’.

The Edison bookshop, however, closed in the autumn of 2012, and little matters what appeared in its place. The comforting piece of news, the light at the end of the tunnel, is that the former book keepers stationed at the Edison decided to fall back on the radar, and through the opening of an independent bookshop chose to replicate the strong values of their original workspace, worrying about books and not serving cappuccino, giving readers tips about their reading, and, perhaps most importantly, concentrating on the youngest readers. ‘We are begin over from children, educating them from their first

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