Bella ciao!

Stiamo per raccontarvi una storia antica che risale agli ultimi concitati mesi della Seconda Guerra Mondiale, una storia che parla di uno scatto fotografico, del sorriso di una donna coraggiosa e di come sia diventata un’icona per coloro che si oppongono ai regimi totalitari.

lisettaLa storia ha dell’incredibile. La fotografia risale al novembre 1944, con ogni probabilità è stata scattata da un fotografo al seguito delle truppe alleate, come testimonia anche il nome con la quale è stata registrata nell’archivio dell’Imperial War Museum britannico: The italian Magnis freedom fighters. Fino a qualche mese fa la donna che compare sorridente in un golfino bianco tenendo i lembi della sciarpa con una mano e brandendo il fucile con l’altra era definita “ignota”, non se ne sapeva nulla. Non si conosceva la sua storia, il suo nome, per quale ragione si trovasse sulle montagne della Val d’Aosta cercando di guadagnare la Francia. Di lei si sapeva solo che la sua foto, il suo sorriso, il suo sguardo fiero che, a distanza di oltre 70 anni, “buca” ancora l’obiettivo, erano stati usati nella campagna di propaganda voluta dagli alleati che tendeva a dimostrare il coraggio delle popolazioni in lotta contro il fascismo, che spronava tutti a prendere le armi per liberarsi dal giogo della dittatura.

Oggi grazie agli sforzi di una giornalista testarda, Emanuela Risari, si è arrivati a stabilire che la “partigiana” della foto è Prosperina Vallet, nome di battaglia Lisetta, sposata con Rino Mion, nome di battaglia Fulmine, e faceva parte della brigata partigiana autonoma Vetrosan, che nei primi giorni del novembre 1944 stava ripiegando in Francia perché a corto di munizioni e di cibo. Storie minime, che si sono dipanate come tanti rivoli all’interno di un quadro storico complessivo di eccezionale dolore e violenza. Storie di persone normali divenute eccezionali perché disposte a sacrificare tutto e tutti in nome di un ideale di libertà che in quegli anni era difficile anche solo sognare. Lisetta era nata ad Aymavilles, nel 1911, ma la cosa più sconcertante è che è vissuta fino al 1998 senza sospettare di essere diventata un’icona della Resistenza antifascista.

TaroLa sua foto è esposta fino al 31 maggio nella mostra Questa è guerra allestita al Palazzo del Monte di Pietà a Padova. Accanto ad essa spicca un’altra icona femminile dei tempi di guerra, lo scatto di Gerda Taro che ritrae una Miliziana repubblicana spagnola che si esercita sulla spiaggia di Barcellona, nell’Agosto del 1936. Insomma come dire il sesso debole!

 

 

 

 

English Version 

We are going to tell you a tale that takes place in the last agitated months of the Second World War, a story that revolve around a photograph, of the soil of a brave woman and how she became an icon for those opposing to totalitarian regimes.

The story of this image is truly incredible. The photograph, capturing a moment of November 1944, was probably taken by an Allied Forces soldier, as the title with which is it registered at the British Imperial War Museum in London suggests: ‘The Italian Magnis Freedom Fighters’. Until a few months ago, the friendly face of the woman, smiling and wearing a white pullover, holding onto her scarf in one hand and a gun in the other, was best described as ‘unknown’, nothing about her was certain. No one knew her story, her name, the reason for which she was in the mountains of the Aosta Valley along with soldiers trying to occupy France. The only thing that was certain about the woman appearing in the photograph was the at her smile and her proud gaze lead the photograph to become a key image in the propaganda campaigns in the war against fascism in Italy, pushing all to take up arms to free their country from the oppressing dictatorship. 

Today, thanks to the extensive effort by ‘stubborn’ journalist Emanuela Risari, the identity of the woman in the photos was made public: she is Prosperina Vallet, who in battle was referred to as Lisetta, wife of partisan Rino Mion, who fought alongside her under codename Fulmine, lightening. They were both part of the autonomous brigade known as Vetrosan, that during the first days of November 1944 was withdrawing to France because of a shortage of food and ammunition. The story of these people were simple stories, but ones that added to the complessive amount of pain and violence that branched out during that time period. Many are the stories of normal people ready to give up all they had in the name of a freedom that, during those treacherous years was difficult to even imagine. Lisetta was born in Aymavilles in 1911, and lived on until 1998, clueless to the fact that she had been, for many years, the icon of anti-Fascist resistance.

The photograph of Lisetta and many others are displayed until the 31st of May at the exhibition ‘Questa è Guerra’ (This is War!) at the Palazzo del Monte di Pietà in Padua. Next to the one of Lisetta you will find the photograph of another woman that became a symbol in times of war taken by Gerda Taro in August 1936 during the Spanish Revolution, depicting a Republican militia training on a beach in Barcelona.

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