Il Palazzo della memoria ed altri metodi

Maurits Cornelis Escher: Print gallery
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Per molti inizia con la primavera il lungo periodo degli esami. Ore e ore di studio aiutati da cuccume di caffè (vecchio rimedio che ha sostenuto le nottate di generazioni di studenti) o dalle bevande energetiche (nuova generazione di eccitanti che, per chi non li ha provati, hanno un indubbio potere). Rompersi la testa per memorizzare nozioni e date e per ognuno una tecnica particolare, un trucco, un giochetto per aiutare il cervello a conservare le informazioni almeno fino agli esami.

L’University College di Londra ha pensato allora di lanciare un concorso per trovare la migliore tecnica di memorizzazione e ha invitato esperti da ogni angolo del mondo per trovare il modo più facile ed efficace per fare proprie nuove nozioni. Il compito assegnato per studiare le diverse tecniche è stato, in un modo decisamente anglosassone, “superficialmente” semplice. Ogni partecipante è stato invitato a memorizzare 80 parole in un’ora… unica difficoltà? Le parole erano in Lituano, of course! Si sono scatenate allora una serie di strategie per la memorizzazione, i cui esiti sono stati confrontati con quelli di un gruppo di persone che di strategie invece non ne ha usate. Alcuni approcci non hanno portato a nulla di buono e non si sono dimostrati abbastanza utili. La noia poi si è stata un ostacolo non da poco, tanto che un gruppo di partecipanti si è addormentato durante l’ora di studio.

Tutta questa fatica per dimostrare che non esiste in realtà un “metodo” unico, migliore di un altro. Infatti coloro che hanno ottenuto i migliori risultati si sono avvalsi di diverse tecniche mnemoniche. La prima di queste può essere denominata “abbraccia l’ignoranza”. Pare infatti che chi riconosce la propria ignoranza inneschi la mente facendola viaggiare al doppio della velocità. Il metodo si basa sul concetto di “difficoltà desiderabile” in psicologia: facendo un compito un po ‘più difficile, infatti si può coinvolgere in modo migliore l’attenzione e costruire basi più solide per un successivo richiamo alla memoria. Il secondo metodo è “surfare nella memoria” cioè inventare per ognuna delle parole da memorizzare un algoritmo, che aiuti a ricordare le definizioni. Il terzo metodo è quello del “buffet”. Si è constatato che é molto più efficace studiare in piccoli blocchi su una quantità di soggetti piuttosto che il contrario, come mangiare da un buffet ciò che ci piace piuttosto che cenare con un menu fisso! L’ultimo stratagemma è il “palazzo della memoria”. Non nuovo, ma collaudato attraverso i secoli. L’inventore? Matteo Ricci a fine ‘500. Il metodo è quello di creare una stanza e collegare agli oggetti in essa contenuta i ricordi di cui abbiamo bisogno.

Ma alla fine il vero nemico della memorizzazione è la distrazione. Se si riesce a restare concentrati, poche ore di studio valgono giornate intere di fatica estenuante, giornate in cui in cui i nostri pensieri hanno divagato fra la Tv e la musica, il sole e le chiacchiere, rendendoci refrattari alla memorizzazione.

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