La sala di lettura

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Oggi, prima di chiudere il blog per l’estate, vorrei dedicare il giovedì della sala di Lettura a tutti coloro che amano i libri per ciò che contengono, ma anche come oggetti da toccare e conservare.

Su questo c’è un libro assolutamente da leggere: è stato scritto negli anni Settanta e si intitola Una solitudine troppo rumorosa di Bohumil Hrabal .

Vi troverete immersi nei libri e vi sembrerà di sentire l’odore della carta. Hanta infatti , protagonista del libro, è un operaio che da “Trentacinque anni lavora alla carta vecchia”: è lui che si occupa dei libri che nessuno vuole più, è lui che li accoglie in un magazzino sotterraneo in forma di pacchi. Questi pacchi sono come delle continue sorprese, Hanta non può fare a meno di guardare ciò che contengono e scoprire “il dorso di un libro prezioso” “Sei quintali di fradici Rembrandt e Hals e Manet e Klimt e Cézanne”. Hanta deve guardarli, e così passa tutto il suo tempo dentro al magazzino . Il protagonista lo dice apertamente nel primo rigo della prima pagina del libro “ Da trentacinque anni lavoro alla carta vecchia ed è la mia love story”.

“Perché io quando comincio a leggere- prosegue Hanta- sto proprio altrove, sto nel testo, io mi meraviglio e devo colpevolmente ammettere di essere davvero stato in un sogno, in un mondo più bello, di essere stato nel cuore stesso della verità”.

E dunque tutto il libro si svolge sui libri e sulla sua amata pressa meccanica che Hanta sogna di portarsi via quando andrà in pensione. Hanta alcuni libri li salva dal macero , a volte li regala ma molti di essi li porta a casa. Quando si legge sembra di vedere l’immagine della sua casa, quasi un’installazione d’arte che strabocca di libri: si trovano in soffitta, in cucina, al gabinetto, sopra il vaso del water e poi nella sua camera dove ha costruito addirittura un baldacchino per tenere due tonnellate di libri sopra al letto. I libri sono il suo cielo la ragione dei suoi sogni, ma anche dei suoi incubi perché sa che se cadessero potrebbero ucciderlo.

Anselm Kiefer
Anselm Kiefer

Hanta viene descritto nella prefazione da Giorgio Pressburger come “uno spaccone dell’eternità, una persona semplice che a forza di salvare dal macero libri di grandi autori e di portarli a casa per leggerli , comincia a dialogare con Laozi, Kant persino con Gesù Cristo”.

Questo mondo ricco e solitario dove lui si rifugia verrà però portato via dall’arrivo di un sistema più moderno per pressare la carta. Hanta verrà licenziato; si è aperta una nuova epoca, un nuovo mondo dove nessuno è più interessato a soffermarsi sui libri da distruggere. Hanta pensa di uccidersi , di farsi stritolare dalla pressa. Non lo farà perché qualcosa della vita che lo circonda gli renderà la carica vitale.

Il libro si chiude con una poesia.

Grazie Chiara per avermi regalato questo libro che non avevo letto e tu mi hai fatto scoprire.

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