Henning Mankell/Kurt Wallander

henning-mankell-jamais-je-n-aurais-imagine-vivre-si-longtemps-avec-ce-vieux-kurt,M26000911f9dec9-f308-4529-87cf-a1eccc5d3f4b-largeNella notte fra il 4  e il 5 ottobre Henning Mankell, popolare scrittore svedese è morto dopo un lunga e dura malattia. Famoso in tutto il mondo per il suo più noto personaggio letterario, il Commissario Wallander, Mankell oltre ad aver lasciato molti romanzi, pieces di teatro e saggi e stato un attivista politico e un personaggio con una profonda sensibilità nei confronti degli altri, dei più deboli, degli indifesi, di chi non ha voce.

In un’intervista al Monde des livres del 2010 Henning Mankell aveva affermato: “Io volevo scrivere sui migranti, sulla xenofobia. Mi sono detto che il razzismo era un po’ come un’attitudine criminale e che il romanzo poliziesco poteva essere il luogo ideale per parlarne. Ma per fare questo avevo bisogno di un poliziotto”. Ed ecco che nel 1991 esce Assassino senza volto: la prima inchiesta del commissario Wallander, premio per il miglior romanzo poliziesco svedese e scandinavo. E in breve tempo personaggio e autore divengono un caso letterario.

Mankell rende il commissario Wallander la sua più nota creatura, un lupo solitario, un poliziotto taciturno, sempre sul filo del dubbio, di anno in anno sempre più depresso e disincantato.

Mankell/Wallander un binomio fra i più conosciuti. Come lo stesso Mankell ha affermato in un’intervista del 2010 “Wallander ha strani rapporti con le donne, è abbastanza misogino, realista, e anche depresso. Egli è solo, conduce una vita triste, mangia male, beve troppo, non fa esercizio. Non apporta ne analisi ne critiche radicali sul mondo. È più conservatore che democratico. Ha perso il treno dell’impegno politico. Egli è tormentato ma scivola sulle sue ansie. Non è James Bond, non c’è niente di straordinario. Non fa paura, lui non è cattivo, soffre degli stessi disturbi di chiunque altro. L’ho anche fatto diabetico … È un po’ “molle”, dubbioso e invecchia. È popolare in Corea, Giappone, Argentina, perché è il signor “Tutto il Mondo”. Tutti lo possono riconoscere. Questo è il motivo del suo successo: egli incarna l’uomo di oggi, un carattere disturbato. Io lo uso come uno strumento musicale: mi permette di dire cose essenziali”.

Quando di Wallander, nonostante il successo planetario (ricordiamo per dovere di cronaca la serie televisiva interpretata da un fantastico Kenneth Branagh), Mankell non ne può più lo condanna a un’uscita di scena veramente esemplare, decide di non farlo morire (chiunque sarebbe stato capace di farlo) ma lo punisce facendolo sprofondare nell’oblio dell’Alzheimer.

Ora Mankell non c’è più, un tumore se l’è portato via, e paradossalmente si può affermare che l’autore, nonostante tutte le sostanziali differenze, vive nel suo più famoso personaggio.

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Una risposta a "Henning Mankell/Kurt Wallander"

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  1. Ho avuto il piacere di leggere le imprese del commissario Wallander e ho sempre amato e rispettato la linea di continuità spazio temporale che Mankell ha dedicato al suo personaggio.
    forse, alla fine troppo stanco e sfiduciato ma sempre in chiave con i tempi.
    chapeau

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