Pensieri in libertà

pina santimatti (3)

Crisi in famiglia, rapporto donna uomo, non sono una novità, tutti hanno qualcosa da dire e così capita di parlarne anche tra amiche, oggi vi riporto un bel intervento di Tiziana amica di italianintransito:

Un problema scottante a questo riguardo é quello relativo alla famiglia: cosa é diventata, come si é trasformata, cosa la affligge e come si svilupperá. Negli anni Settanta uscivano testi che ne dichiaravano la fine imminente, ma la famiglia, zoppa e mutilata,  é sempre lí. Paradossalmente se ne vuole ancor di piú, con le plurime minoranze e le diversitá che vogliono farne di nuove. Argomento che qui non affronto perché esula dall’argomento. Ma la famiglia é anche il luogo dove si sono consumati nei secoli dolori, malattie, repressioni e violenze, per le femmine in primis ma anche per i maschi, se pensiamo agli eredi “per forza” di regni, imperi politici e finanziari (il figlio di Francesco Giuseppe e Sissi, fu fatto eliminare dal padre perché non voleva saperne dell’Impero Austro-Ungarico ) non sono stati esenti dalla sofferenza familiare.
Ma, croce e delizia, non si trovano alternative.

Ghada Amer, Barbie Loves Ken,1995-2004
Ghada Amer, Barbie Loves Ken,1995-2004


Io vorrei che il nucleo fosse la “persona” (come Sant’Agostino?) che ha valore – o non lo ha – senza badare al genere e alle preferenze sessuali, allo stato civile e allo status sociale, ereditato o acquisito.

Ma il problema della felicitá resta: Possiamo e vogliamo essere felici? …. la costruzione della felicitá é un “capolavoro”, ce lo ha detto anche Marguerite Yourcenar,  io aggiungerei che anche la costruzione dell’infelicitá é altrettanto un capolavoro, piuttosto certosino, che a volte si fa per non guardare al proprio o altrui dolore, o per esaltarlo nel caso serva a non cambiare le cose.
E in questo i maschi sono piú bravi: se li vuoi per forza loro ci stanno, ma nel frattempo guardano la partita, si muovono, si allontanano e ritornano, fanno una corsetta, acquistano prestigio e potere, si consolano alla meglio o alla meno peggio e non si affannano poi tanto a discutere, se non di affari, Borsa, sport e politica. E lo dico con un pizzico d’invidia e una sorta di ammirazione.
Noi siamo ancora qui, noi donne, a voler essere amate, accettate e riconosciute, senza  nemmeno sapere, per la nostra vita, se il “capolavoro” a cui stiamo lavorando é alla ricerca della felicitá o dell’infelicitá.

imgres
Marina Abramovic, video, 1996

La nostra esistenza é un’opera d’arte ma non sappiamo come verrá, quanto sará quotata, se qualcuno la troverá apprezzabile e se la porterá a casa, il mistero del futuro ci avvolge ancor piú che nel passato, l’incertezza domina come nelle trincee, ma il Sole sorgerá anche domani e un raggio o un’illuminazione ci apriranno nuovi orizzonti; in fondo, senza “meraviglia” non sarebbe nata nemmeno la filosofia.

Vi abbraccio mie care interlocutrici.
Tizana
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