Ennesima

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Fabio Mauri,Senza ideologia, 1975

Cosa vi aspettate quando andate a visitare una mostra d’arte contemporanea? Credo: capire e vedere le opere esposte. Il che non è sempre facile, dal momento che molto dipende dalla capacità di intrecciare  il filo del pensiero dell’artista con quello del curatore. Pensavo a questo dopo essere uscita dalla mostra intitolata Ennesima, presente in queste settimane alla Triennale di Milano. Un titolo ironico, su cui gioca lo stesso curatore Vincenzo de Bellis che adombra l’idea – negativa – di trovarci dinanzi alla ’’ennesima” mostra sull’arte italiana . Eppure questa mostra presenta degli aspetti che mi hanno sorpreso in modo favorevole, perché De Bellis ha fatto una scelta nuova. Non potendo raccontare tutta l’arte italiana degli ultimi Cinquanta anni, egli ha proposto un’articolazione in sette tipologie diverse di sotto-mostre che un giorno potrebbero anche diventare altrettante mostre a sé stanti e ben più approfondite.

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Paola Pivi, Senza titolo,2003

Queste sette proposte mettono in luce i temi che il curatore vorrebbe far riscoprire, approfondire.

Le sette tipologie di mostre sono:

1 – un mostra collettiva con venti artisti sul tema “per la scrittura di un’immagine”

2 – una mostra dedicata ad un movimento: la Poesia visiva

3 – una mostra personale dedicata per la prima volta ad Alessandro Pessoli

4 – una mostra scelta per la materia e la tecnica: la performance

5 – una mostra di documentazione e legata al recupero di una archivio: Si è riunito il primo nucleo dell’Archivio dello Spazio di Via Lazzaro Palazzi a Milano (1989-1992)

6 – una mostra collettiva generazionale: scegliendo gli artisti più giovani

7 – una mostra dedicata al Site Specific con opere realizzate per lo  spazio della Triennale.

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Luciano Fabro,Due nudi che scendono le scale ballando il Boogie Woogie,1969

Come capirete, Ennesima si presenta densa e complessa, ma intelligente. Non cade nella semplice presentazione delle opere, ma cerca di ricostruire il lavoro del critico come accompagnatore di una visione dell’arte di oggi. Non tutte le sue scelte, a mio avviso, sono condivisibili, ma certamente sono stata battute delle strade dimenticate, dei lavori di artisti che avrebbero meritato molta più attenzione da parte della critica e dei collezionisti.

Insomma l’esperienza è quella di vedere la mostra di tutti i tipi di mostre, sono stata chiara? Resterà aperta fino al 6 marzo e vi consiglio di andare di domenica pomeriggio quando la sala delle performance prende vita.

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3 Comments

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  1. Io l’arte moderna non riesco proprio a capirla, forse questa mostra vale la pena di fare uno sforzo in più e un salto fino a Milano…. comunque con un titolo così non posso che interessarmene 🙂

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