Nuove vite e tendopoli…

Getty Images
Il neonato di Idomeni (Getty Images)

Questa foto di copertina è diventata virale. Il neonato che viene lavato con l’acqua di una bottiglietta di plastica si chiama Bayane. Con la sua famiglia sta nella tendopoli di Idomeni in Grecia presso il confine con la Macedonia. Quella di Bayane e della sua mamma è solo una delle storie dei sedicimila bloccati in questo inferno di fango e freddo. E tutti coloro impantanati qui, come nelle decine di altri campi profughi, testimoniano del radicale cambiamento di tendenza di coloro che arrivano dalla Siria, per la maggior parte, ma anche dall’Afghanistan, e dall’Iraq. Non si tratta solo più quasi esclusivamente di uomini (lo scorso anno il 73% dei rifugiati), ma lungo la rotta balcanica ora si ammassano donne e bambini che rappresentano ad oggi il 53% di coloro che sbarcano in Grecia. A Idomeni partoriscono in genere 4 donne alla settimana, in condizioni assolutamente impossibili. Alcuni bambini non ce la fanno, altre volte sono le loro mamme a cedere, e tutti vanno ad ingrossare i numeri delle statistiche, come se non si parlasse di esseri umani veri ma di variazioni e misurazioni, insomma di semplici percentuali.

È troppo facile, guardando questa foto, rallegrarsi dicendo che in fondo la vita continua a scorrere prendendosi la sua parte anche nei momenti di totale disastro, che questo bambino forse è uno di quelli che ce la farà e con ciò tacitare la coscienza. L’inasprimento un po’ in tutta Europa delle pratiche di ricongiungimento delle famiglie spinge ormai soprattutto donne e bambini a sfidare le onde dell’Egeo e la rotta balcanica, un percorso a ostacoli rappresentato non solo dai baluardi naturali ma soprattutto da quelli burocratici e politici.

Noi auguriamo a Bayane e alla sua famiglia di farcela e domandiamo ai potenti di raddrizzare il corso degli eventi, mentre da normali cittadini, per quello che può valere, forse più per noi stessi e per la nostra tranquillità, raccogliamo indumenti caldi e tutine per neonati da inviare in questi luoghi

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2 Comments

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  1. …..quelli “in alto” , non si ricordano che prima o poi moriranno anche loro….
    E allora, perché tanta cattiveria e avidità ?

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