“Ma che cos’è questa robina qua?”

Che noi italiani fossimo geniali in tutte le nostre manifestazioni lo abbiamo ribadito moltissime volte. Ma l’idea che è alla base del museo che vogliamo presentarvi va oltre ogni immaginazione.

museo della merdaCosa succede, infatti, se un architetto di grido, Luca Cipelletti,  che ha lavorato per il Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano e il Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce di Genova (per citarne due), incontra un imprenditore, Gianantonio Locatelli, agricoltore, allevatore, produttore di grana padano e provolone, preoccupato da sempre di gestire la propria azienda nel rispetto della natura e della sostenibilità economica? Beh, che domande, nasce il Museo della Merda di Castelbosco in provincia di Piacenza!

L’architetto, ispirato dalle nuove tecnologie, e l’imprenditore, letteralmente sommerso dal letame prodotto dal suo allevamento, hanno dato vita a questo Museo che è essenzialmente “un’agenzia per il cambiamento, un istituto di ricerca e di raccolta dati, di documentazione sugli escrementi nella cultura, nella scienza, nella tecnologia, dedicato alla storia culturale della merda, alla trasformazione, alla capacità di trasmutare sostanze naturali e ristabilire un rapporto più sano tra esseri umani e natura”.

Definita “materiale intelligente e duttile”, la merda (chiamiamola come deve essere chiamata!) è protagonista assoluta nel progetto museale che presenta una serie di installazioni artistiche, archeologiche, storiche e scientifiche in continua evoluzione, e riunisce biomeccanica e arte ambientale, paesaggio agricolo, e un sistema di digestori che trasformano il letame in energia. Il tema museale è chiaro “l’energia, la natura e l’agire dell’uomo trovano un punto d’incontro per generare idee e spunti di riflessione per rilanciare le nuove sfide della convivenza tra modo di fare impresa e armonizzazione con il territorio” (Alberto Pasetti).

Da Castelbosco i curatori si sono recentemente spostati alla Design Week Milanese dove hanno introdotto una selezione di opere prodotte con un materiale innovativo ma antico come il mondo, la “merdacotta”, fatta per la maggior parte di escrementi seccati e (in percentuale minore) di argilla, poi cotti ad alte temperature. Vasi, mattonelle, piatti tutti fatti di una sostanza che più ecologica di così non esiste.

Insomma il Museo si presenta come una fusione perfetta di innovazione, tecnologia e provocazione.

Infine, un ultimo appunto sul titolo del post, molti avranno ricordato la canzone, ma soprattutto la grande voce di Mina!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: