Gomorra 2

gomorra-2Anche Ilda Boccassini, procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Milano, è entrata nel dibattito a proposito della serie televisiva Gomorra, divenuta un vero e proprio cult della televisione italiana e al quale avevamo dedicato un post nel 2014 durante la prima stagione dello sceneggiato (parola antica di una televisione che forse non esiste nemmeno più). E lo fa attraverso le colonne di Repubblica on line.

Coinvolta, per il suo lavoro di magistrato, durante tutta la sua carriera, nelle indagini sulla criminalità mafiosa e sul terrorismo, personaggio spesso “chiacchierato” per alcuni suoi incarichi “scottanti” che coinvolgono la classe politica italiana, da donna del sud si è sbilanciata in una difesa accorata della serie televisiva diretta da Stefano Sollima e ideata con la collaborazione di Roberto Saviano.

Lo ha fatto citando Giovanni Falcone quando “esortava ad analizzare il male, mettendo a confronto l’uomo comune e il mafioso”. Affermando che lungi dall’infangare Napoli e la sua gente “la serie di Gomorra ci mette in guardia contro il male, ci spinge contro un muro, non ci fornisce alibi, ci costringe a guardarci dentro. Saviano (e gli autori che insieme a lui hanno scritto la sceneggiatura) ha capito che solo partendo dal male assoluto, dall’assenza di bene, può nascere il motivo autentico di rinnovamento. Ci invita a guardare con occhi sgombri da preconcetti e false ipocrisie e cioè che la realtà del sud, di Napoli, di Secondigliano, di Scampia… è anche quella rappresentata da Gomorra. Il degrado urbano non nasce dalla serie, preesiste…: Gomorra riproduce la realtà”.

Dunque “Rappresentare il male non significa infangare il sud. Anzi, lo spirito della serie è proprio quello di rappresentare il male in tutte le sue sfaccettature per arrivare al rinnovamento”.

Secondo Ilda Boccassini il pericolo di emulazione delle imprese dei cattivissimi di Gomorra non esiste, la serie addirittura mostrando il peggio dei sentimenti (dis)umani non può che indurre al cambiamento. L’esibizione della lotta al potere per il potere in un ambiente asetticamente degradato, con personaggi senza alcuna possibilità di redenzione ci induce a indagare sul male per superarlo, lasciandoci ancora il libero arbitrio di decidere dove sta il bene.

 

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