La teologia del cinghiale

teologia-del-cinghialeVincitore del premio “Opera prima” della cinquantaquattresima edizione del Premio Campiello, vorremmo presentare un libro assolutamente originale: La teologia del cinghiale, di Gesuino Nemus, Elliot edizioni, 2015.

Gesuino Nemus è lo pseudonimo, anzi l’eteronimo (come preferisce lo stesso autore) di Matteo Locci, classe 1958, scrittore esordiente, che ha stupito per la perfezione della sua opera prima. Personaggio originale quanto quelli descritti nel suo libro, Matteo Locci è arrivato alla scrittura dopo aver fatto decine di lavori che, come egli stesso racconta annoverano il “lavoro nei campi; le fabbriche di Milano, quando ce n’erano ancora; le cooperative di facchinaggio e lo scarico merci nei supermercati; ma anche la correzione delle bozze nelle case editrici, le agenzie pubblicitarie, i palcoscenici teatrali e televisivi, per poi riprecipitare nell’inferno della disoccupazione, delle agenzie interinali e, ancora peggio, di quelle di stampa”. Figlio di un pastore sardo con la sua opera ritorna alla sua terra regalandocene uno spaccato di come era e come è.

Gesuino Nemus è anche il nome del bambino protagonista di questa bizzarra storia di amicizia, innanzitutto, e di follia. Una storia che inizia in una polverosa estate del 1969 e che ha le radici in una vicenda che ha segnato la vita di tutti i protagonisti.

Un po’ giallo un po’ libro di ricordi, pervaso da un umorismo sottile e con una sfondo meraviglioso fatto dalla terra di Sardegna, dai suoi abitanti, dalla loro cultura e dai loro costumi, Gesuino Nemus riesce a portarci a Televras, nell’entroterra più arcaico della Sardegna e farci sentire il soffio del maestrale, il gusto antico del pane e pecorino. Ci intrigando con un giallo soft, corale e ricco di spunti. La storia di due bambini diversissimi e uniti da un’amicizia quasi “sacra”. La storia di un  intero paese popolato da personaggi eccezionali come il gesuita Don Egisto Cossu, parroco illuminato. Il bandito, l’omertà di fronte alla legge, un corollario di comparse ognuna con una propria personalità letteraria. Tutto sapientemente dosato, mai esagerato e leggibilissimo

Un libro tutto da gustare per la definizione dei personaggi, la descrizione delle situazioni e per l’ambientazione singolare. Impreziosito da citazioni in lingua sarda, decisamente indecifrabile, tanto quanto alcune figure della storia.

Per concludere non ci rimane che citare l’autore a proposito dei libri «quando vi sentite giù di morale, prima di andare in farmacia, entrate in una libreria. Provateci! Spendete di meno e vi divertite di più».

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