Outliers, fuoriclasse

Fine di un week end sonnacchioso, immersi nella nebbia per giorni, si ha l’impressione di trovarsi sul set di The others, inoltre freddo e umidità tengono in stallo, le uniche due cose perfette per la stagione rimangono mangiare Nutella a cucchiaiate e leggere, entrambe attività in cui è facile eccellere.

Mi è capitato per le mani un piacevole libro del 2009, di Malcom Gladwell giornalista scientifico del Washington Post e collaboratore della rivista New Yorker. Il libro si intitola: Fuoriclasse, storia naturale del successo. In questa piacevole lettura, che si apre con un omaggio all’Italia e una storia di emigrazione e buon vivere, Gladwell si chiede qual’è la chiave per il successo e risponde a questo quesito, antico come il mondo, in modo del tutto personale. Infatti l’autore afferma che il talento naturale e la tenacia nel perseguire gli obiettivi, non bastano a raggiungere il successo (il talento si manifesta infatti solo alla fine del processo, prima di ottenere il successo nessuno è consapevole appieno di possederlo; e la tenacia se utilizzata in modo sbagliato porta alla stanchezza non certo al successo). Dunque mettendo da parte l’individuo di successo, Gladwell si concentra sulla cultura di appartenenza, sul tipo di amicizie coltivate, sulla famiglia e sul luogo di provenienza del “fuoriclasse”. La ragione di ogni exploit individuale infatti è da rintracciare innanzitutto nell’ambiente in cui ci si trova immersi, bisogna poi essere al “posto giusto nel momento giusto”, quindi non è da sottovalutare una certa dose di fortuna. Ma per divenire veri fuoriclasse è necessario costruire su questa base, come dice Gladwell, “con diecimila ore (o dieci anni) di dura pratica”, cioè il duro lavoro su se stessi e sul proprio talento è l’unico mezzo che porta al successo (conoscenza e competenza stanno alla base del successo). In un’intervista l’autore afferma “cerco essenzialmente di dimostrare come l’ambiente possa influenzare i comportamenti e le decisioni. Procedo da fuori a dentro, non parto dall’individuo per arrivare al contesto, seguo la rotta contraria. Mi sono convinto di una cosa: il mondo in cui viviamo ci rende quelli che siamo. Bisogna trovare la causa nascosta… il successo tuttavia non è un punto d’arrivo. Il punto d’arrivo è fare qualcosa di significativo. Non è avere ricchezza o fama, ma trovare un senso per il proprio operato”.

Non si tratta di un manuale per avere successo, la chiave per “sfondare” non esiste, come non esistono regole in questo campo. Gladwell non parla degli anticonformisti, dei geni solitari, parla di persone che con un duro lavoro e con un pizzico di fortuna sono arrivate a dare un senso alle proprie vite.

A leggerlo sembra semplicissimo, ora però scatta il conto alla rovescia, mancano solo 9.999 ore e 58 minuti al raggiungimento del vostro successo!

 

 

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