Lulu dans ma rue

Ricordo che nel palazzo dove abitava la mia nonna, quando ero piccola, c’era uno sgabbiotto  collegato a un piccolo appartamento dove viveva il portinaio con la sua famiglia. È vero che dalla cucina del piccolo appartamento provenivano di volta in volta profumi invitanti o nauseabondi, ma il “portiere” si occupava di chi entrava e usciva, della posta, dei pacchi e delle raccomandate, di tenere pulito e sgombro l’androne, e se poi si aveva bisogno di aiuto bastava chiedere a lui, che aveva sempre pronta una soluzione. Le piante di casa durante le vacanze non hanno mai sofferto, il gatto era pulito e nutrito adeguatamente, di tutto si occupava lui… e la sua famiglia.

Poi, nel corso degli anni questa figura familiare, è piano piano scomparsa.

L’idea è stata brillantemente recuperata e reinventata, non in Italia, ma in Francia dove la tradizione del “portiere” è altrettanto forte (chi non ha letto L’eleganza del riccio di Muriel Barbery?).

Nell’aprile del 2015 nel Quarto arrondissemnet di Parigi un professore dell’HEC (Ecole des Hautes Etudes Commerciales), Charles-Edouard Vincent, già creatore di Emmaus Defi, grazie all’energia di centinaia di persone che hanno creduto in questo progetto, lancia la sua attività. A quella data si apre la prima “conciergerie de quartier”, cioè la prima portineria di quartiere, un chiosco che non vende giornali ma al quale ci si può rivolgere in cerca di aiuto quotidiano: Lulu dans ma rue. Scopo dell’operazione è quello di mettere in contatto chi ha capacità e tempo con chi ha bisogno di piccoli favori o desideri (farsi consegnare a casa croissant e giornale un domenica mattina piovosa, portar fuori il cane perché malati o impossibilitati, aiutare a spostare dei cartoni in cantina, rimettere le tende dopo il lavaggio e così via…).

Con il motto “rimettere l’umano nel nostro quotidiano”, il chiosco non solo aiuta coloro che hanno bisogno di denaro, ma si propone di (ri)dare spazio alle relazioni umane autentiche e far rivivere il quartiere.

La promessa di Lulu dans ma rue è quella di (ri)costruire la vita di quartiere, dove il servizio reso coscienziosamente permette di ricreare legami perduti e soprattutto di uscire dall’anonimato e dall’isolamento.

Come tutte le idee geniali, questa è davvero semplice e varrebbe la pena di provarla!  

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