Travolti fra l’azzurro del mare e il bianco smagliante della spiaggia

È arrivato il caldo africano e il desiderio di sfuggire all’afa, al  frastuono, che sembra centuplicato, della città si fa sempre più forte.

Il sogno della spiaggia e del mare si fa strada prepotentemente e il desiderio di partire per rompere la bollente routine diventa imperativo.

Ognuno di noi ha un “posto” in cui è stato particolarmente felice, in cui sogna di ritornare ogni volta che è possibile. Anche io ho il mio buen retiro che è una spiaggia della Sardegna che, a torto considero mia. È la spiaggia di Capo Comino, con alte dune preistoriche, bianca su un mare di un azzurro addirittura fastidioso nel mezzogiorno quando il sole brilla senza vergogna e gli occhi lacrimano per la troppa luce.

Capo Comino, un tempo conosciuto anche per il carbone – qui infatti venivano i boscaioli dalla Toscana e trasformavano il legno dei boschi in carbone – oggi è più famosa perché qui è stato girato Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di Agosto di Lina Wertmüller (in realtà anche il terribile remake con Madonna, che neanche considero), con gli inarrivabili Giancarlo Giannini nel ruolo del rude Gennarino Carunchio e Mariangela Melato, Raffaella (con la erre moscia) la Bottana industriale. Nel film della Wertmüller, girato è vero in un’epoca adatta al messaggio, il sesso, il femminismo, la politica, il razzismo, l’ineguaglianza sociale e di genere si incontrano e si scontrano.

Carunchio rappresenta le istanze dell’allora classe operaia del sud contro i il capitalismo del nord, quando ancora questo aveva un senso, cioè in un momento della vita storica italiana squassato dalle lotte sociali. Ma se Gennarino si fa paladino della classe operaia e della rivoluzione sociale, non riesce ad accettare altre rivoluzioni che dovrebbero accompagnare la prima, innanzitutto la rivoluzione femminista. Per tale ragione la donna, buona solo a lavare le mutande degli uomini, può essere tranquillamente schiavizzata e il Carunchio diventa bandiera del sessismo più bieco.

Non è ancora arrivato il momento delle vacanze, ma possiamo perderci nel film della Wertmüller sognando la spiaggia bianca di Capo Comino, con con il corredo di dune e mare di cristallo, e anche un altro mondo in cui le ineguaglianze, a distanza di quarant’anni dall’uscita della pellicola tutt’altro che risolte, si stemperino e spariscano per sempre.

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