Boom for real

Basquiat è famoso e… costoso. Nel maggio del 2017 una sua opera Untitled del 1982 è andata all’asta e acquistata per 100 milioni di euro a dimostrare che a trent’anni dalla morte per overdose del giovane artista (nel 1988 Jean Michel aveva soli 27 anni), il suo mito, perché ormai di mito si parla, è vivo e intatto.
Writer e pittore, ma anche musicista e produttore, DJ, fanatico di jazz e di hip hop Jean Michel Basquiat è protagonista di una mostra londinese al Barbican Centre, che, a tutt’oggi, è forse la retrospettiva più completa dell’opera dell’artista.
Boom for real, il titolo della mostra, era una delle frasi “trademark” di Basquiat insieme alla corona e ai segni ™️ e ©️ e ricorre spesso nelle sue opere pittoriche, apparendo come un’aggiunta casuale ma rivelando in realtà l’amore dell’artista per il suono delle parole scollegato da qualsiasi significato, per il loro ritmo piuttosto che per il messaggio che potevano trasmettere. Basquiat ha usato il suo pennello, le sue parole e i suoi “marchi” come armi, rivelando la sua complessità e le sue evidenti contraddizioni: Basquiat che celebra la cultura nera, che si scaglia contro la società consumistica, di cui naturalmente fa parte, contro il razzismo o la brutalità della polizia sono tutte facce di una stessa medaglia, di un artista che fu la personificazione di un’epoca e di un luogo – la New York della fine degli anni ’70 e degli anni ’80 – di cui fu l’espressione più influente.
Come afferma una delle curatrici della mostra, Boom for real “onora la natura multidisciplinare del lavoro di Basquiat e lo spirito vitale che vi è incapsulato”. Ed è proprio questa la sensazione che da vecchia ragazza, quale sono,  (aveva solo tre anni più di me) ho provato forte. Guardando le sue foto, una sua intervista televisiva, ipnotizzata da quella faccia da ragazzino dal sorriso disarmante ho percepito, quasi più che guardando le sue opere, lo spirito di un’intera epoca, una nostalgia lacerante per la giovinezza che – avendo Jean Michel perso la vita a 27 anni – egli personifica e incarna. Forse è proprio questo che ce lo rende caro…

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