Archistorie a Milano

Dal 13 al 27 maggio 2018 (in tre domeniche successive alle 10.30) all’ Anteo Palazzo del Cinema di Milano, è appena andata e andrà in scena una nuova iniziativa culturale patrocinata dall’Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Milano e dall’Associazione Culturale Silvia dell’Orso. Tre capolavori cinematografici capaci di generare una riflessione sull’architettura, sull’urbanistica e sul paesaggio verranno riproposti al grande pubblico. Archistorie, questo il nome dell’iniziativa ha l’obiettivo di giustapporre il linguaggio cinematografico a quello scientifico per consentire allo spettatore di capire sul grande schermo l’impatto sociale e culturale dell’architetto, dei suoi progetti e delle sue realizzazioni.

La rassegna è stata inaugurata il 13 maggio con la pellicola La fonte meravigliosa di King Vidor datato 1949. Il film offre lo spunto per una riflessione sull’architettura moderna come fede e missione. Ispirato alla figura di Frank Lloyd Wright, è la storia di Howard Roark, giovane architetto di talento (interpretato dall’indimenticabile Gary Cooper), deciso a rinunciare a fama e carriera e a lottare contro i pregiudizi e le convenzioni, pur di affermare il proprio genio. Nella sua battaglia per il diritto all’arte vera, libera e creatrice, Howard si imbatte in ogni variante di corruzione umana, inclusi un rivale senza scrupoli e privo di morale. Insomma un “classico” da (ri)vedere per capire meglio la battaglia di valori e cultura portata avanti dalle avanguardie moderniste lungo il secolo appena passato.

Si continuerà il 20 maggio con l’immancabile Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders, il film che racconta la sospensione e il vuoto come forma di progetto e comprensione della città contemporanea. Berlino fa da sfondo alla vicenda. La città i suoi monumenti e luoghi simbolici diventano, infatti, le quinte perfette, ossessivamente riproposte allo spettatore, della malinconica vicenda dell’angelo Damiel.

Infine la rassegna si chiuderà il 27 maggio con I misteri del giardino di Compton House di Peter Greenaway, occasione questa per ragionare sulla prospettiva come regola del mondo.  “Botanica e mitologia narrano la storia di un giardino dalla parte di un architetto di artifici quale è Greenaway, che ha studiato la vita come un pittore antico di paesaggi e vi ha trovato le inquietudini del mondo contemporaneo” (Lina Danielli, Giardini e cinema).

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