Il giorno dopo il 1 Maggio: pensieri

scena dal film, 12 anni schiavo di Steve Mc Queen
scena dal film, 12 anni schiavo di Steve Mc Queen

Tutti gli uomini (oggi diremmo gli uomini e le donne) sono creati eguali. Le belle parole scritte da Thomas Jefferson nella dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America. Le parole che lo hanno fatto passare alla storia come colui che, con un tratto di penna, cambiò il giudizio di Aristotele sul fatto che certi essere umani nascono per comandare e altri solo per servire. No: tutti nascono eguali. Parole altissime. Eppure Jefferson aveva degli schiavi nella propria piantagione, a Monticello (proprio Monticello, si chiamava, dal momento che Jefferson amava l’Italia). E nemmeno pochi: ne aveva svariate decine. L’azienda di famiglia andava avanti per mezzo degli schiavi.

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scena dal film, 12 anno schiavo di Steve Mc Queen

Il motivo era che la schiavitù, oltre che centrata sulle schifose e demenziali concezioni razziste che purtroppo sembrano non scomparire mai in questo mondo, si basava sullo sfruttamento della manodopera a costo zero. Lo stesso Jefferson in una lettera scrisse che ogni volta che nasceva un nuovo schiavo nella piantagione i suoi profitti tendevano ad aumentare.

Bangladesh, crollo palazzo
Bangladesh, crollo palazzo, aprile 2013

Sfruttamento: l’altra faccia della schiavitù. Come lo sfruttamento,  selvaggio che si compiva un anno fa nel Rana Plaza, in Bangladesh, dove più di mille persone – al lavoro per un salario da fame – sono morte perché le più elementari norme di sicurezza venivano costantemente ignorate.

La schiavitù e lo sfruttamento non muoiono mai: cambiano, si trasformano, ma sopravvivono nei meccanismi legati all’avidità, alla volontà di massimizzare il profitto a scapito di tutto e tutti. Abbiamo ancora tanta strada da fare per poter affermare con sicurezza che, nei fatti, in pratica, nasciamo tutti eguali.

 

Chiacchiere del lunedì

Michelle, Barack e l’America

Ce lo siamo studiato a fondo il discorso di Michelle Obama alla Convention democratica. Una vera opera d’arte. Il Washington Post lo ha definito il più devastante attacco al candidato repubblicano Romney, che nel discorso non viene nominato nemmeno una volta.

Così abbiamo commentato:

– Il discorso di Michelle Obama, sicuramente scritto da un ghost writer eccezionale, sulle prime è sembrato a chi lo ha ascoltato, il discorso di una donna innamorata del proprio compagno e lontano miglia dai riflettori della politica. Michelle ha parlato del presidente in quanto marito e uomo ricordando le umili origini di entrambi e il duro lavoro fatto da loro stessi e dalle loro famiglie per arrivare al vertice. Obama insomma ne esce marito fedele e padre ineccepibile, incarnazione del “sogno americano”. Tuttavia dietro a tutto ciò c’é, trovo, una precisa volontà politica: quella di porre Obama in contrapposizione al candidato repubblicano, che al termine del discorso di Michelle ne esce come una persona privilegiata, nato in una famiglia ricca, lontana dai problemi degli americani, che non ha dovuto lottare per la realizzazione dei propri sogni, e tutto ciò senza nominarlo una sola volta! Geniale…

-Siamo d’accordo, brava Michelle. Mi piace tanto questa donna: sicura come una guerriera, non vive né all’ombra del marito né in competizione con lui, insieme fanno squadra. Questa coppia mi convince anche perchè mi è sembrato che la loro relazione non  esclude gli altri, e quindi  nella loro storia c’è ancora posto, cosa rara in questi giorni, per le loro radici e per i nonni.Quando ha detto che suo padre malato ogni giorno le sapeva donare un sorriso mi ha ricordato il sorriso e la malattia di mia madre, e poi quando ha  affermato  che il punto per Obama non è quanto guadagna ma la differenza che riesce a fare nel migliorare la vita degli altri mi ha fatto pensare a mio marito e al suo impegno in Africa.  A questo punto per poco non mi commuovo ormai ipnotizzata dall’ottima comunicazione politica e dalle potenti onde  del video.

– Si, si tutto vero, ma che volpona!!! O meglio, che volponi quelli dello staff del presidente. Se hanno fatto salire le lacrime a te che neanche voti, pensa a quanto sono state dirompenti le parole della First Lady sulle masse di americani e americane. Brava, brava, ma a me viene sempre in mente il film Le Idi di Marzo. I responsabili della comunicazione nulla lasciano al caso, nessuna spontaneità è ammessa (sebbene pubblicamente esibita attraverso il sorriso di Michelle)… del resto questo è il gioco della politica! Forse sono troppo cinica? Comunque di donne come Michelle. o Illary (non la moglie di Totti… la Clinton) ne avremmo veramente un  gran bisogno!

-Preferisci i responsabili della comunicazione di Ann Romney quando le fanno affermare: “(…) come mio marito mi riportò sana e salva a casa dopo il nostro primo ballo così accompagnerà l’America fuori dalla crisi”.

– … senza parole!