Original unverpackt

stilinberlin-original-unverpackt-5058Quando aprite il frigorifero o guardate nella vostra dispensa non venite presi da un’ansia sempre maggiore calcolando la quantità di imballaggi non riciclabili che contengono i nostri cibi e le nostre bevande? Beh, se non ci avete mai pensato è ora che cominciate a preoccuparvene. La quantità degli imballaggi monouso prodotti in Europa è di circa 44 milioni di tonnellate, 9 tonnellate solo in Italia. Ognuno di noi consuma in media 30 kg di plastica all’anno, cifra destinata a salire fino agli stimati 100 kg pro capite. L’impatto ambientale per lo smaltimento e l’incenerimento di oltre la metà di questi prodotti è impressionante, dunque è necessario pensare ad un metodo nuovo di distribuzione che consenta di contenere questa marea di rifiuti, che inevitabilmente si accompagna ad un enorme spreco di cibo non consumato.

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Due giovani imprenditrici di Berlino hanno dunque ideato l’Original unverpackt, un punto vendita ad imballaggio zero. Un supermercato originale in cui invece delle porzioni impacchettate e pronte, gli oltre 600 prodotti, tutti accuratamente selezionati e di qualità, con particolare attenzione a quelli a km zero, vengono venduti sfusi attraverso degli erogatori dai quali il pubblico può servirsi da solo portandosi i contenitori da casa. L’obiettivo di questo super mercato decisamente fuori la norma è la ricerca della sostenibilità, cioè la riduzione dell’impatto sociale e ambientale non solo dei consumi ma anche dei processi produttivi.

L’idea è geniale e speriamo di vederla sviluppata ed esportata quanto prima, chi di noi infatti non tirerebbe un sospiro di sollievo nell’agire fattivamente per il bene del nostro pianeta?

La gratiferia sbarca in Europa

Un mercatino delle pulci con verdure… dove ognuno può portare ciò di cui non ha più bisogno, in buono stato s’intende, con banchetti di fortuna o con la merce disposta su teli colorati. Ognuno si arrangia come può.

Ma cosa c’è di differente fra questo mercatino e altri simili in giro per il mondo? Qui la merce esposta è tutta gratuita, ognuno può passare e servirsi di ciò che ha bisogno (anche in questo evidentemente bisogna avere il buon gusto di non presentarsi con i camioncino e il rimorchio!). Assolutamente vietati, non solo la moneta, ma anche gli scambi e i baratti.

Nata in Agentina, quella della gratiferia non é una semplice moda dettata dai tempi difficili, ma una vera e propria filosofia. È la parte più visibile di un movimento socio politico culturale ed economico in cui, attraverso la liberazione dall’eccesso materiale, si raggiunge la felicità di tutti: « un mercato in cui nessuno si riempie le tasche, ma allo stesso tempo nessuno va via a tasche vuote » come recitano i sostenitori della gratiferia.

Ariel Rodriguez Bosio autoproclamatosi padre spirituale di questa nuova forma di fiera afferma in un video postato su YT che tale idea intende portare alla « liberazione materiale » al fine di sganciarsi « dalla oppressione del sistema economico ». Far « girare » ciò di cui non abbiamo più bisogno, ma che potrebbe servire ad altri, combattendo la tendenza ad accumulare senza sosta qualsiasi bene materiale, sul lungo periodo minimizzerebbe l’impatto ambientale che la domanda di beni e la conseguente produzione determina, e produrrebbe un beneficio anche a livello ambientale con un minore volume di rifiuti.

Il movimento si sta espandendo a macchia d’olio dal sud America è giunto negli Stati Uniti, in Canada e ultimamente è sbarcato anche nel Vecchio Continente.

Una cosa è certa, ovunque si parli di gratiferia l’accento cade sullo scambio di beni « attraverso l’amore », questi mercatini sono un luogo in cui si dona per il piacere di farlo non in attesa di una contropartita, un concetto un po’ decaduto nella nostra società.

Utopia o le cose stanno davvero cambiando?