Chiacchiere del lunedì

Prova mafalde

Ci sono parole che proprio non mi piacciono. A volte dipende dal loro significato, a volte solo dal loro suono. In questi giorni ne gira una che non mi piace per tutte e due le ragioni: la parola è inciucio. Provate a pronunciarla lentamente e sentite il suono opaco, spento, disarmonico. Inciucio è cacofonico troppe C e troppe vocali.  E poi se provate ancora una volta a pronunciarlo vedrete che vi impone di mettere le labbra strette e pronunciate in fuori come se voleste dare un bacio.

Leggo sul vocabolario Zingarelli due definizioni di questa parola di origine napoletana e utilizzata in principio in modo onomatopeico (dovrebbe ricordare il borbottamento fra comari):  la prima, chiacchiericcio, pettegolezzo; la seconda – nel linguaggio giornalistico – accordo pasticciato, pateracchio.

È sinonimo anche di intrallazzo, altro termine mutuato da un dialetto – quello siciliano stavolta -, nel significato di commercio poco chiaro e pulito.

Ecco potrei sostituirlo con pateracchio, ha un suono migliore è più simile a uno scampanio vivace, vibrante: mi sveglia mi toglie da uno stato di torpore e risuona dentro di me.

Io invece mi sento di spezzare una lancia a favore di “inciucio”, non del significato che ha recentemente acquisito, ma proprio a favore della parola in sé, che insieme ad altre del suo genere mi riporta all’infanzia e alle estati passate al mare del sud con i nonni. Inciucio allora perde la valenza negativa e si accompagna nei miei ricordi ad altri termini tipicamente napoletani come quello usato quando si parlava di me, “‘a criatura” (la bambina) alla quale comprare la “pupatella” (dolcetti di zucchero) sulle bancarelle alla festa del Santo.  

Purtroppo, ahimè, temo che non ci libereremo molto presto del significato attuale di inciucio e la parola la dovremo sentire ancora per molto tempo. Prevedo che alla fine si sarà radicata in modo così forte nelle nostre teste da divenire perfino resistente all’usura.

Allora a bocca stretta e labbra pronunciate sentirete da tutte le parti: che strazio questo inciucio!

4 risposte a "Chiacchiere del lunedì"

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  1. Un termine di origine napoletana, chissà’ perché’, certo rende bene anche in questo periodo politico! In linea generale e’ dispregiativo e con accezione volgare, in particolare, l’ “Inciucio di capere” e’ il pettegolezzo, con intento cattivo, riguardante terze persone condotto da donne popolane dedite a pettinare le clienti. Ah, la lingua napoletana quante sfumature! Grazie k fiore

    1. Speravamo in tuo intervento! La ricchezza del dialetto, e sopratutto del dialetto napoletano è incredibile. Cogliamo l’occasione per chiederti di comunicarci qualche bella espressione o parola magari dimenticata, siamo convinte infatti che le sfumature del dialetto spieghino meglio di qualsiasi giro di parole situazioni e fatti!

  2. Per quanto i termini dialettali come questo siano creativi e ricchissimi di significato, anch’io li odio per come sono usati nella rissa politica italiana. Lo stesso vale per altri termini come “porcellum”, che rendono i giornali italiani incomprensibilii a chi, come me, li legge una volta ogni tanto e si trova confrontato a tutti questi neologismi o termini già entrati del miscuglio di cronaca e commento che ormai caratterizza la stampa italiana. Te li immagini poi con gli stranieri….

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