Scientificamente critici…

parete_di_libriRicercatori dell’Università di Bristol hanno pubblicato su Plos one (giornale di ricerca scientifica e medica) le conclusioni alle quali sono giunti cercando di dare fondamenta scientifiche alla critica letteraria. Infatti eseguendo un lungo lavoro su migliaia di libri (inglesi e tedeschi) pubblicati nel ‘900 hanno stabilito senza ombra di dubbio che il clima economico di un’epoca si riflette nella narrativa e nella poesia che produce, tale risultato può aiutare a convalidare la tesi che la letteratura sia un buon indicatore della psicologia umana e del benessere. Naturalmente la tesi è vecchia come il mondo. Tutti i critici letterari hanno pensato almeno una volta che scrittori, poeti e romanzieri fossero lo specchio fedele dei sentimenti che si sviluppavano nella loro epoca, ma per la prima volta i ricercatori inglesi hanno dato a questa affermazione una base strettamente scientifica. Infatti essi hanno creato un algoritmo in grado di misurare la frequenza delle parole usate per esprimere infelicità e sofferenza, il quale è stato utilizzato per la scansione di milioni di libri digitalizzati pubblicati tra il 1929 e il 2000. Con i risultati, il team è stato in grado di ricavare il cosiddetto “indice di miseria letterario”! Successivamente tale indice è stato comparato con con “l’indice di miseria economica” (ottenuto aggiungendo il tasso di disoccupazione al tasso di inflazione) ed il gioco è fatto!

L’algoritmo creato cercava la frequenza di parole nei testi che si riferissero all'”umore”, suddivise in sei grandi categorie: rabbia, disgusto, paura, gioia, tristezza, sorpresa. Alcuni periodi del ‘900, ad esempio la decade degli anni ’80,  sono stati caratterizzati da questa “miseria letteraria”, mentre altri da una gioia relativa, ma sembra che per ogni periodo, come afferma il professor Bentley a capo della ricerca, l’andamento si modelli sulla storia economica dell’Occidente, ma spostato in avanti di un decennio. “L’effetto decade” rappresenta probabilmente il divario dovuto alla rielaborazione dei ricordi dell’infanzia e della giovane età fatta dagli scrittori una volta divenuti adulti. Per il ventesimo secolo i ricercatori si spingono ad affermare, infatti, che i cambiamenti economici hanno iniziato a fare parte attiva del bagaglio di conoscenze ed esperienze degli autori, determinando il “mood” dei loro scritti a un decennio di distanza. Addiriittura essi si spingono oltre affermando che più cicli letterari verranno individuati più, analizzando gli andamenti passati, si troveranno chiavi per comprendere i flussi culturali del futuro…

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