Volume e leggerezza, forza e intimità nelle opere di Ursula Von Rydingsvard

Ursula Von Rydingsvard, Right Arm Bowl
Ursula Von Rydingsvard, Right Arm Bowl

Le sculture di Ursula Von Rydungsvard ricordano le forme misteriose di certi alberi millenari, sono grandi possenti e monumentali, ma più di una volta possono stupirti perché diventano traforate come un merletto oppure ricordano i ritagli di carta.

Ursula Von Rydingsvard, Collar with Dots, 2008
Ursula Von Rydingsvard, Collar with Dots, 2008

Alcuni lavori si ispirano anche a semplici oggetti quotidiani o ricordano attrezzi agricoli del passato, cornici, collari appena abbozzati, oggetti tondi che ricordano dei vecchi specchi o una serie di cucchiai giganti che si staccano dal muro. Ma la maggior parte del suo lavoro è fatto di semplici forme che ricordano le zolle di terra, tracce di cortecce impresse sulla carta.

Ciò che fa affascina è anche il frequente uso del legno – il cedro per la precisione – da lei scelto come l’essenza più neutrale, e che lei utilizza fin dagli anni Settanta assemblando pezzetti di formato 4X4 .images

C’è tutta una generazione di artiste nate intorno nella prima metà del XX secolo che hanno lavorato la scultura cercando di conciliare la forma e la forza della materia con la sensibilità di uno sguardo interiore. Anche Ursula è tra quelle: lavora con grandi dimensioni che ispirano monumentalità, ma allo stesso tempo nascondono una leggerezza e un’intimità tutta femminile.

Ursula Von Rydungsvard nasce a Deensen nel 1942 in Germania e ancora bambina si trasferisce in America dove studia alla Columbia University. Ora vive e lavora a Brooklyn.

Lavora il legno e la carta con grande originalità. Al legno è legata anche da ricordi d’infanzia, ricordi duri legati alla permanenza con la sua famiglia nei campi di lavoro in Germania dopo la guerra vicino alla foresta di Holzminden. La sua famiglia infatti originaria della Polonia ha vissuto durante la guerra il dramma dell’esilio e dei campi lavoro in Germania. Il legno era l’unico materiale a disposizione per scaldarsi, per costruire le baracche, per realizzare utensili come i cucchiai.images

Il legno dunque diventa per lei compagno di vita e di lavoro, materia per i suoi ricordi e per le sue creazioni più suggestive.

Quest’anno chi andrà a vedere la Biennale di Venezia la cerchi perché lei ci sarà, con il suo lavoro, fuori dal percorso ufficiale, presentata tra l’altro dal Yorkshire Sculpture Park dove in questo momento ha una bellissima mostra.

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