Thick Time

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Ho sempre sospettato chi afferma:l’arte innanzitutto deve sapermi emozionare. Forse perché l’emozione è un moto che dura un attimo ed è troppo legato alla sfera affettiva.

Malgrado questo, cerco il suo significato sul dizionario : emozione, sentimento molto intenso, come paura, gioia, angoscia che può provocare alterazioni psichiche.

Un’opera d’arte può causare un’alterazione psichica? cerco di capire meglio, leggo che tra i vari fenomeni causati dalle alterazione psichiche si trova  l’iperprosessia ovvero un aumento nell’attenzione e l’ iperestesia ovvero un aumento delle percezioni e infine un aumento di euforia. Queste tre singole funzioni le riconosco, le ho provate e anche se non sono tutto, sono valide compagne nel campo dell’arte.

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William Kentridge, The Refusal of Time, 2012

Ho provato qualcosa del genere in questi giorni quando ho avuto la fortuna di andare a visitare la mostra di William Kentridge alla Whitechapel Gallery di Londra. La mostra si intitola Thick Time ed è eccezionale. Si compone di sei installazioni e chi conosce l’artista sudafricano, lo sa, nel suo lavoro  tutte le arti si fondono assieme: teatro, disegno, performance, letteratura, collage, poesia, cinema, danza sono i suoi strumenti e li dirige come un pittore il suo pennello. L’installazione, che vi accoglie all’entrata, si intitola The Refusal of Time, è un lavoro del 2012 ed è dedicato al tempo. Kentridge in dialogo con  lo storico scienziato Peter Galison  mette in discussione tutto il nostro modo di scandire il tempo, le ore, il giorno e la notte. Un modo che  sembra  avere come unico scopo  lo sfruttamento delle risorse della terra e delle persone.

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William Kentridge, Second-Hand Reading, 2013

William Kentridge è un uomo sapiente ed intelligente, con il suo modo di raccontare le storie mi ha fatto trascorrere una mattinata bellissima. Esilarante è l’opera Right Into Her Arms dove in una storia di desiderio e amore, ho visto la tela di un quadro cercare di conquistare il cuore di un’altra tela,  tutta l’azione  avviene  su una specie di teatrino che mi ricordava l’opera dei pupi di Palermo.

William Kentridge è andato sulla luna con l’inchiostro e una semplice tazza di caffè nel suo cortometraggio Journey to The Moon , io ho potuto toccare la luna attraverso i suoi lavori.

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